Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Che vi sia mai capitato di prendere un treno o meno, avrete sicuramente sentito qualcuno lamentarsi del sistema di trasporto ferroviario italiano; avrete probabilmente anche dubitato della veridicità di alcuni fatti narrati ma, vi posso garantire, i racconti allucinanti sono veri, almeno al 90% - lasciando un 10% di margine alla volubilità della natura umana.
Le varie rimostranze che si possono trovare in rete seguono sempre la stessa scaletta: iniziano con una minuziosa descrizione del ritardo o del disservizio, proseguono con una testimonianza di un disagio passato e finiscono con un “tanto questa ora è l’Italia”. E’ sempre più evidente che lamentarsi dei disservizi delle compagnie ferroviarie sia un po’ un esercizio di futilità in cui il consumatore raramente viene ascoltato ed ancora più raramente viene aiutato. Un caso esemplare è uno degli ultimi annunci delle Ferrovie dello Stato che riguarda anche Arezzo e che mi ha lasciato a bocca aperta: alcuni intercity rischiano di essere aboliti. Ma poco tempo fa la città non era stata inclusa nella tratta dei treni Alta Velocità? In questi casi si tratta proprio di “un passo avanti e due passi indietro..”.
treni alta velocitàCi sono però molte testimonianze divertenti da leggere e soprattutto da raccontare, che riguardano generalmente le gesta di individui particolari. Durante un viaggio di tre ore in un Intercity che da Arezzo mi avrebbe portato nel Nord-Est della penisola, mi sono imbattuta in un vagone all’apparenza innocuo: due dei sei occupanti della cabina erano due signori di mezz’età, entrambi immersi nella lettura. Dopo essere ripartiti dalla stazione di Firenze Rifredi hanno entrambi alzato lo sguardo nello stesso momento e, visto cosa stava leggendo l’altro, hanno dato vita ad un acceso dibattito sulla evoluzione del genere umano, proclamandosi rispettivamente “creazionista” ed “evoluzionista”. Il sig. Creazionista ed il sig. Evoluzionista hanno passato più di due ore ad argomentare le proprie tesi, costringendomi a fare finta di dormire per non essere spazzata via dal vortice di pazzia che aveva investito la cabina.treni sophia
Tra le svariate categorie di viaggiatori, mi considero parte degli anestetizzati cioè coloro che vogliono leggere, dormire e ascoltare musica in santa pace. Il nemico naturale dell’anestetizzato altri non può essere che il menefreghista, colui o colei che, ribellandosi alle costrizioni delle prenotazioni, si siede dove vuole provocando una reazione a catena che ha un risultato particolare: circa metà dei passeggeri guarderà il colpevole in cagnesco per il resto del viaggio, preoccupandosi anche di dover spiegare minuziosamente al controllore l’intera dinamica degli spostamenti. Tra coloro che si sono dovuti spostare possiamo anche trovare il logorroico, colui che sente la necessità di raccontarti qualsiasi dettaglio della propria vita e l’ untore che, affetto da qualsiasi malanno, si ostina a tossire senza coprirsi la bocca, regalando momenti di gioia a tutti i vicini. Una menzione passeggera va alla categoria dei collerici che, per ovvie ragioni, risulta essere la meno apprezzata.
Ciò che apparentemente sembra unire grandi e piccini, collerici e menefreghisti è quella che ho soprannominato “politica boudoir”, la crescente tendenza a liberarsi di scarpe, scarpette, stivali e quant’altro, per l’intera durata del viaggio. Questo nuovo trend impone che, una volta accaparratosi un posto, l’occupante debba necessariamente spogliarsi il più possibile e ciò comprende, purtroppo, anche le calzature. Non ho fatto in tempo ad abituarmi ai vari ritardi – ormai mainstream – che subito sono stata sorpresa. In treno non ci si annoia mai.
Sophia Sestini