Liszt non è stato soltanto il più grande dei pianisti, ma se si pensa al mondo wagneriano anche il più "musicale". Le sue composizioni sono impareggiabili e forse nessun compositore si è trasposto così completamente quanto lui, per una vita intera, nelle distanze musicali. Le ultime composizioni di Liszt sono già un'anticipazione di quel che musicalmente sarebbe stato il novecento.La lectio magistralis di Alfred Brendel verte sul tentativo di leggere in modo il più possibile imparziale la complessità dell'uomo Liszt, che malgrado le sue contraddizioni ne esce come una personalità nobile e generosa.
Tra tutte le sue composizioni, ovvero parliamo di Liszt, la Sonata in Si Minore rimane la grande eccezione. Non si tratta di un lavoro dalle caratteristiche di proporzioni moderate, come Vallée d' Obermann, o le sue Variazioni de Wienen, Klagen, Sorgen, Zagen, bensì una composizione della durata di mezz'ora. Non è una lirica poetica o un pezzo di bravura ma una sonata senza un titolo descrittivo. Nessuna connessione con la letteratura, l'estetica, la religione o motivi rivoluzionari, niente di tutto questo.
Il brano, così sembra, non mette qualcosa in musica; anzi, la musica si rivela per se stessa. Contrariamente a tante composizioni di Liszt, questa è un caso di pura, assoluta musica, una costruzione in unico movimento che combina e mette a confronto due connotazioni di sonata: una dalla forma definita dall'esposizione, dallo sviluppo di una sezione, ripresa del tema, e coda, e quella di un lavoro ciclico in vari movimenti.