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E' stato messo un altro punto fermo nella diatriba tra il marchio statunitense Richline e Simona Rosato, la Corte d’appello ha infatti dato ragione al marchio a stelle e strisce. Anche il secondo grado è stato vinto dall’azienda del gruppo di Warren Buffet. Richline non dovrà quindi pagare i quasi 2milioni di euro chiesti da Rosato, in quanto secondo la Corte d’appello tra il marchio statunitense e Simona Rosato non fu instaurato alcun rapporto di lavoro, pertanto la richiesta dell’imprenditrice è stata respinta.
Il contenzioso riguardava il rapporto avviato dal 2011 tra Richline e Rosato con la società americana che fa capo al magnate americano Warren Buffett che si avvicinò per rilevare l'azienda aretina in concordato. Ma, al termine della due diligence, Richline si ritirò senza perfezionare l'acquisizione. A questo punto Rosato fece causa ritenendo di aver svolto un lavoro di dirigente anche per conto di Richline, rivendicando il compenso ed in più un risarcimento per illegittimo licenziamento. Per la controparte Simona Rosato aveva operato quale amministratrice della Rosato srl. Rosato andò poi al fallimento e il marchio è stato rilevato dal Gruppo Bros Manifatture.