Nel corso della ricerca di opere pittoriche realizzate da degenti dell’Ospedale psichiatrico sono emersi anche altri nomi, tra i più noti in città quello di Alberto Cangi, a lungo ricoverato, autore del celebre, almeno per gli aretini, affresco della tavola calda realizzato negli anni Settanta nell’ex colonia agricola del manicomio.
In uno scritto degli anni sessanta il dottor Furio Martini scriveva: “Non soltanto il fascino esercitato da ogni genere di creazione artistica da parte dei malati di mente è la ragione dell’interesse e dell’attenzione che oggigiorno vengono rivolti a tali produzioni, bensì ragioni molto più valide quali soprattutto la possibilità di giungere a una esplorazione della personalità psichica del malato , specialmente nei casi in cui non c’è tendenza a rendere manifesti gli intimi tormenti, secondo un vero e proprio test mentale, di notevole valore clinico e pratico, da impiegare quale ottimo sussidio diagnostico”.
La direttrice del Dipartimento universitario di Arezzo Loretta Fabbri e il professor Paolo Torriti hanno ringraziato tutti coloro che hanno messo a disposizione le opere per poterle studiare e fotografare: i medici Cesare Bondioli, Giampiero Cesari e Paolo Martini, la psicologa Franca Primi, gli infermieri Massimo Gherardi e Natalina Caporali e la dottoressa Antonella Moriani, oltre all'archivista dell'Archivio storico del manicomio Lucilla Gigli.
Partendo da questo progetto è stata avviata una ricerca più ampia per una tesi di laurea sui dipinti dei pazienti dell’ex Ospedale psichiatrico di Arezzo e sul rapporto tra arte e psichiatria, che sarà discussa nei prossimi mesi.