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E' ancora giallo sulla traccia ematica rinvenuta dai Ris di Roma nell'interruttore del garage di Guerrina Piscaglia e Mirco Alessandrini. Certamente si tratta di Dna umano e maschile, ma ancora “Ignoto C” non ha un nome. Un dettaglio che secondo la difesa di padre Graziano, accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia, dell'occultamento e della distruzione del suo cadavere, lascerebbe una lacuna da colmare nella ricostruzione della misteriosa scomparsa della casalinga di Ca' Raffaello. Un reperto non analizzato che secondo il legale del frate, Riziero Angeletti, lascia in sospeso un grande punto interrogativo. La traccia di sangue infatti, ribadisce l'avvocato, avrebbe potuto aggiungere elementi indiziari rilevanti ed avrebbe anche potuto chiarire molti aspetti della vicenda, soprattutto in un processo fortemente indiziario. 
L'otto gennaio intanto si scriverà il prossimo capitolo di questo giallo senza fine, con l'audizione dei primi testimoni del pm Marco dioni , che secondo i legali del religioso congolese potrebbero sottolineare alcuni elementi importanti. I primi ad essere chiamati saranno i il padre, la madre e il fratello di Mirco Alessandrini che, sottolinea Angeletti, dovranno confermare ciò che hanno già detto, soprattutto in riferimento alla volontà di Guerrina di allontanarsi da casa.
Padre Graziano resta ancora in carcere, in attesa del braccialetto elettronico per trasferimento nel convento premostratense romano agli arresti domiciliari.