“Ci avviciniamo di gran carriera a 6500 defibrillatori diffuso nella nostra provincia – ha detto Massimo Mandò, direttore del dipartimento di emergenza urgenza. – Ma è fondamentale anche la loro collocazione: deve essere collocato dove si trovano tante persone, dove ci sono occasioni di aggregazione. Soprattutto devono essere disponibili giorno e notte, custoditi, e con tante persone nella zona formate per il loro utilizzo”.Il Caffè dei Costanti, oltre ad ospitare l’apparecchio all’esterno dell’edificio, ha adesso gran parte del suo personale “formato” da operatori specializzati del 118.
E’ stato l’infermiere Thomas Tori della Soc. coop Etrusco (società senza scopo di lucro) a formare al primo soccorso: adesso sono capaci di valutare il pericolo nella area dove è può avvenire l’arresto cardiaco, le condizioni di coscienza e di respiro della persona, di avviare un massaggio cardiaco in autonomia o guidati telefonicamente dalla centrale per aumentare i tempi utili in attesa di un ripristino delle funzioni cardiache, e all’uso del defibrillatore.
Insomma, questa parte del centro storico è stata messa in sicurezza rispetto ad un arresto cardiaco. Sono una ventina i defibrillatori diffusi nel centro storico, di Arezzo.
A inizio gennaio sarà organizzato un nuovo corso per aumentare i soggetti “formati” al primo soccorso, aperto a tutti, soprattutto commercianti che operano nella piazza e nei dintorni.
UNA PATOLOGIA CHE SI CURA SOLO CON LA TEMPESTIVITA’
L’arresto cardiaco è una patologia che ogni anno colpisce nella nostra provincia 340/350 persone. Ogni minuto che passa dall’evento, le possibilità di recupero diminuiscono del 10%. Ma già dopo 4 – 5 minuti, anche se la vita si riesce a salvare, il rischio di riportare lesioni cerebrali gravissime, è elevatissimo. Il “fattore tempo” è la maggiore discriminante. E assieme a questo anche le capacità di assistere la persona colpita da arresto cardiaco, dapprima con un allarme immediato al 118, poi, in attesa dell’arrivo dei soccorsi sanitari, adottando misure immediate. Oggi lo possono fare i cittadini comuni che hanno seguito un corso di Bls-d. Sono 15.000 in provincia di Arezzo.
DA UN MESE DUE GRANDI NUOVE OPPORTUNITA’
Asl, Fondazione Cesalpino e Soc. coop Etrusco, gestiscono da metà novembre due nuovi servizi. “Sms allert” è l’unico esistente al momento in Italia; l’app Progetto vita, è attivo anche in alcune province del nord Italia.
“Sms allert” prevede l’iscrizione in un apposito registro gestito dal 118, dei numeri di telefono cellulare dei cittadini che nel tempo sono stati formati all’uso del defibrillatore. Sono suddivisi per comune e, nei centri più grandi, anche per zona. Quando arriva una richiesta di soccorso al 118 per un soggetto in arresto cardiaco, questi cittadini vengono avvisati da un sms con il quale si indica il luogo dove serve aiuto e l’indicazione del più vicino defibrillatore. Chi si trova in quella area, può rendersi subito utile e partecipare all’assistenza di quel cittadino in attesa dell’arrivo del 118.
L’App “Progetto vita “ è a disposizione di tutti, cittadini formati e non. E’ un sistema più sofisticato e con molteplici funzioni. Si scarica direttamente dalle applicazioni in rete, oppure si trova sui siti della Asl (www.usl8.toscana.it ) , della fondazione Cesalpino (www.fondazionecesalpino.arezzo.it ) e della coop Etrusco (www.etrusco.org).
Con il cellulare acceso, e il dispositivo di gps in funzione, premendo il pulsante rosso si chiama direttamente la centrale, che immediatamente riconosce il chiamante, ma soprattutto la posizione in cui si trova e vede la mappa con i defibrillatori presenti nella zona. Il 118 ha modo di interloquire con chi ha chiamato (che può essere anche un “non formato” al bls-d) . Tramite questa applicazione vengono fornite tutte le indicazioni necessarie, anche sul massaggio cardiaco o sull’uso del defibrillatore.