“ Rispetto allo scorso anno – commenta il Presidente della Camera di Commercio Andrea Sereni - il miglioramento è dovuto non tanto all'aumento delle iscrizioni (+0,2%) quanto piuttosto ad una decisa diminuzione delle cessazioni (-3,9%). Viene confermato quindi che si è arrestata l'emorragia di imprese, anche se ancora non si hanno segnali evidenti di una ripresa sul versante della creazione di nuove imprese. A fine 2015 la consistenza delle imprese registrate in provincia è di 38.047 unità (+0,3% rispetto al 31/12/2014), di cui 10.504 sono artigiane (-1,7% rispetto al 31/12/2014). Le localizzazioni di impresa (aggiungendo alle sedi anche le unità locali) sono invece 45.489, in crescita dello 0,6% rispetto alla stessa data dell'anno scorso. Fra le varie forme societarie le società di capitale sono sempre il motore della crescita imprenditoriale: nel 2015 sono cresciute di 258 unità, quale saldo delle 528 iscrizioni e 270 cancellazioni non d'ufficio, arrivando a quota 9.390 imprese, il 3,1% in più di quelle presenti un anno prima.”
Tassi di natalità, mortalità e crescita delle imprese in provincia di Arezzo
“ In aumento – prosegue Sereni - anche le altre forme societarie (costituite in larga parte da cooperative) presentano un saldo positivo di 13 unità quale saldo di 52 iscrizioni e 39 cessazioni non d'ufficio, toccando a fine anno quota 850 imprese (1,4% rispetto al 2014). Sono in diminuzione sia le imprese individuali (-121 unità), che a fine anno si sono attestate a 20.541 unità in flessione dello 0,5% rispetto al 2014, sia le società di persone, che presentano un saldo negativo di 40 unità toccando al 31 dicembre 7.266 unità, lo 0,8% in meno rispetto alla fine del 2014. E' comunque importante che i segnali provenienti dall’economia reale evidenzino che è in corso un’inversione di rotta rispetto al recente passato”.
“Per quanto riguarda l'andamento dei vari comparti di attività economica - sottolinea il Segretario Generale della Camera di Commercio di Arezzo Dott. Giuseppe Salvini - a livello macro a fine anno sono numericamente in calo rispetto ad un anno prima le imprese dell'agricoltura(-0,5%), del manifatturiero (-0,4%), delle costruzioni (-1,0%) e dei trasporti-magazzinaggio (-2,8%). Stabile il commercio mentre è in aumento l'ampio aggregato dei servizi anche in considerazione della non gravosità , di norma , dell'investimento richiesto per la fase di avvio. In tale comparto si distinguono sopratutto : i servizi di alloggio (+5,2%), servizi di ristorazione (+2,1%), servizi di informazione e comunicazione (+0,2%), attività finanziarie ed assicurative (+1,6%), attività immobiliari (+0,8%), attività professionali e tecniche (+3,8%). Una serie di attività quindi che, a prescindere dal capitale da investire, si fondano essenzialmente sul know how individuale, sui beni da valorizzare o sulla spinta innovativa degli aspiranti imprenditori. All'interno del manifatturiero prevalgono i segni negativi ed in particolare il settore orafo presenta una perdita dello 0,2% delle imprese, così come le articolazione del comparto della moda: tessile (-2,1%), abbigliamento (-2%), pelletteria-calzature (-5,1%). Fra i pochi settori manifatturieri in crescita numerica troviamo le industrie alimentari (+0,9%), quelle delle bevande (+18,2% favorito dalla bassa numerosità), chimica (+4,3%), metallurgia (+3,5%) e riparazione, manutenzione ed installazione di macchine (+8%).La sostanziale stabilità imprenditoriale - continua Salvini – sembrerebbe non trovare ancora conferma dal punto di vista occupazionale: gli addetti complessivi delle imprese aretine si attestano infatti a 117.191, in diminuzione del'1% rispetto ad un anno prima. Se si considerano anche le localizzazioni aziendali di imprese che hanno sede legale al di fuori della provincia di Arezzo, la tendenza però si inverte: gli addetti in questo caso crescono circa dell'1%. Un indicatore che potrebbe delineare un processo di parziale spostamento dell'occupazione verso centri aziendali, dimensionalmente più strutturati, aventi appunto direzione e sede legale al di fuori della provincia di Arezzo. I principali settori nei quali si concretizza questa crescita occupazionale sono l'agricoltura (+4,4%), il manifatturiero (+1,5%), le attività di trasporto e logistica (+1,9%), i servizi di alloggio (+1,3%) e quelli di ristorazione (+1,4%).
All'interno del manifatturiero è in flessione l'occupazione nel comparto della moda (-1,5%), in particolare nell'abbigliamento (-6,1%) mentre crescono gli addetti nella pelletteria-calzature (+1,7%). Gli addetti sono in aumento anche nel settore orafo dell'1,7%, nell'industria alimentare (+4,1%), nella metallurgia (+8%), nella fabbricazione di prodotti in metallo (+4,6%), nell'elettronica (+0,1%), nella produzione di apparecchiature elettriche (+7%) ed in quella di macchinari (+17,1%). Infine, un piccolo campanello d'allarme proviene dall'andamento dell'occupazione nelle localizzazioni aziendali con procedure concorsuali in corso: in questo caso nell'ultimo anno si è registrata una crescita del 155,9% portando gli addetti che vi operano ad oltre 3.300 unità.”
A partire dal 2005, in applicazione del D.P.R. 247 del 23/07/2004 e successiva circolare n° 3585/C del Ministero delle Attività Produttive, le Camere di Commercio possono procedere alla cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese di aziende non più operative da almeno tre anni. Tale procedura comporta, per ogni periodo analizzato, un numero di cessazioni che deve essere attribuito a decisioni di intervento amministrativo finalizzate a regolarizzare la posizione di imprese non più operative: si tratta dunque di fenomeni di mortalità imprenditoriale che non sono intervenuti nel corso dell’intervallo temporale considerato, ma che risalgono ad almeno tre anni prima e per i quali non è possibile effettuare una datazione precisa. Si ritiene opportuno quindi non considerarli ai fini dell'esame della demografia imprenditoriale. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.infocamere.it.