Le criticità di questo Regolamento sono moltissime ma la finalità è una soltanto: chiudere per sempre l’esperienza delle sagre e delle feste nelle frazioni. Queste esperienze cementano i rapporti personali e di amicizia tra le persone all’interno della località, creano occasioni di festa e di stare insieme,movimentano persone e famiglie. Noi siamo sempre stati disponibili a discutere con l’Amministrazione comunale le richieste che negli anni ci sono state fatte e le nostre risposte sono state positive. Stavolta non c’è nemmeno l’apertura di un confronto ma un Regolamento mai discusso con noi e che appresenta sostanzialmente un’ordinanza di chiusura.
Facciamo appello al Consiglio Comunale e al Sindaco affinchè venga attentamente valutata la gravità delle decisioni che si apprestano ad assumere e che colpiranno non una sagra ma migliaia di persone che nel segno della solidarietà e dell’amicizia mettono ogni anno il loro tempo e le loro energie a disposizione di eventi che si confermano, sempre di più, di qualità.
Firmato:
Sagra del Maccherone
Sagra della Pappardella alla Lepre
Sagra della Polenta
Sagra della Bistecca
Festa della Dea (Loc. Venere)
Sagra paesana di Ruscello
Rievocazione storica della battitura e mietitura di Ruscello
Sagra della Fragola
Sagra del Tegame
Ferragosto Poggiolino
"La destra di governo sta preparando il funerale delle nostre frazioni." Così Matteo Bracciali sulla proposta di regolamento per feste e sagre paesane. "Limitare l'oggetto delle manifestazioni alla sola promozione di un prodotto t
ipico del territorio, dimezzare i giorni di apertura degli stand con evidenti ripercussioni economiche per gli organizzatori e arrogarsi il diritto di scegliere discrezionalmente quali sono le sagre "buone"
e quelle "cattive" da chiudere, significa chiudere una modalità di aggregazione e autofinanziamento delle nostre periferie che, attraverso queste manifestazioni, finanziano servizi, manutenzioni al territorio e portano avanti le attività sociali di paesi interi.
Altre sarebbero le contromisure da prendere contro il proliferare di eventi solo gastronomici nel centro città che danneggiano i nostri ristoratori e che non hanno nessuna reale ricaduta economica sul territorio ma, al contrario, si portano via, lontano da Arezzo, risorse.
Se c'è la necessità di rivedere alcune questioni, lo si faccia insieme ai comitati che organizzano queste iniziative senza colpi di mano dannosi per tutta la città. Sono convinto che la priorità per rilanciare l'immagine ed i consumi della città non sia questo regolamento ma una programmazione seria di cui non se ne vede neppure l'ombra.
Quindi abbasso i canederli e viva i maccheroni".
Dalla maggioranza replica Federico Scapecchi, vicecapogruppo di Forza Italia: "Abbiamo ritenuto opportuno ricorrere ad una revisione del vigente regolamento sulle sagre e feste paesane per evitare il proliferarsi di eventi simili che talvolta non hanno alcuna valenza sociale e nulla hanno a che vedere con le vere tradizioni dei nostri territori. Non penalizzeremo le vere sagre e le vere feste paesane oggi esistenti, anzi: il nostro intento è proprio quello di valorizzare questi eventi che rivestono un ruolo di primaria importanza sia dal punto di vista dell'aggregazione sia per la funzione di supporto ad attività culturali, sportive e di solidarietà. Allo stesso tempo è doveroso porre l'attenzione su alcune problematiche che impattano anche sul mondo del commercio, finora poco approfondite e regolamentate, che sono sostanzialmente tre: la tipicità dei prodotti impiegati, la filiera corta e il rapporto tra attività alimentari e non alimentari. Non è possibile per le sagre, come espresso dalla legge, fare ristorazione generica. E' opportuno che i menù proposti siano legati ai prodotti tipici promossi: non riteniamo giusto che, ad esempio, si offra un servizio di pizzeria se la pizza non è il prodotto tipico. Ovviamente è necessaria una certa elasticità per le pietanze di contorno e di minor rilevanza, così come per le bevande. Il reperimento degli alimenti deve coinvolgere i produttori locali, non per ragioni di campanilismo ma per la stessa natura degli eventi: se si promuove un prodotto tipico esso è necessariamente commercializzato in loco e nelle vicinanze, non ha senso acquistarlo da altre zone d'Italia o addirittura all'estero. Infine, dato che tra gli scopi delle sagre e delle feste paesane rientrano finalità di aggregazione, divertimento, riscoperta delle tradizioni e delle usanze locali, è necessario che siano allestiti spazi necessari per lo svolgimento di queste attività. Non si può ridurre una sagra solo ad un ristorante. Tutto ciò è già ampiamente condiviso dalla maggioranza delle sagre e delle feste paesane del Comune di Arezzo e riteniamo che scriverlo nel regolamento vada a tutela di tutti, in primis degli organizzatori. Abbiamo ritenuto opportuno aggiungere dei vincoli sulla durata e sul numero di questi eventi, in quanto fino allo scorso anno erano presenti a calendario una quantità eccessiva di "giorni sagra", circa 160. Se però il problema è dato dai numeri, siamo disponibili a discuterne sia in commissione che in consiglio comunale, oltre che con gli organizzatori e i responsabili delle sagre e delle feste paesane, che sono già stati convocati e saranno ascoltati prima della decisione finale.
La polemica scatenata da Bracciali è altamente strumentale, infatti è difficile credere al capogruppo del PD della scorsa consiliatura quando parla di "funerale delle frazioni" a causa di questo nuovo regolamento. Le frazioni di Arezzo sono state totalmente dimenticate dalla precedente Amministrazione, è sotto gli occhi di tutti, e ne abbiamo avuto conferma in questo primo ciclo di incontri con i cittadini conclusosi ieri sera ad Indicatore. A tal proposito, in sede di approvazione del Bilancio di previsione, destineremo importanti fondi proprio per la manutenzione ordinaria delle frazioni e delle periferie non più rimandabile, spostando la realizzazione di alcune grandi opere al prossimo anno.
La vicedirettrice di Confcommercio Catiuscia Fei replica così: “L’intervento del consigliere Matteo Bracciali dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come la politica utilizzi sagre e feste varie come forme di organizzazione del consenso. Così, mentre le sagre vere valorizzano il territorio e le sue tipicità, creando momenti di socialità insostituibili, quelle finte servono solo a fare cassa per finanziare questo o quel gruppo di interesse con il benestare della politica. Qualcuno, non contento, arriva addirittura ad organizzare servizi di catering tutto l’anno e a proporre ogni fine settimana cene a base di pizza e altri menù. Si tratta di vere e proprie attività d’impresa mascherate, che fanno concorrenza sleale alle imprese regolari del settore. Che, a scanso di equivoci, sono le uniche che creano occupazione e ricchezza sul territorio. Noi chiediamo da anni di mettere un argine agli abusi della somministrazione parallela, e lo facciamo con forza sempre maggiore perché il fenomeno cresce a vista d’occhio ed è preoccupante anche sotto il profilo giuslavorativo, fiscale e non ultimo per la salute pubblica, visto che le autorità competenti non riescono a controllare le sagre così come fanno con i locali.
Eppure ci sono dei criteri semplici per distinguere le sagre false da quelle vere, come la sagra della bistecca a Cortona o della polenta a Monterchi, che durano tre giorni, si concentrano solo su un prodotto tipico e rappresentano reali eventi di promozione del territorio. Ora nel solo Comune di Arezzo ci sono oltre 180 giorni di sagre l’anno, ci pare francamente eccessivo. Se la politica avalla questo abuso dovrà risponderne in primis agli occupati del settore ristorazione.
Per quanto riguarda poi gli eventi food organizzati in città, ai quali il consigliere Bracciali si riferisce, sappia che in quelli organizzati da Confcommercio si chiede sempre la collaborazione degli operatori locali. Ne è un esempio il Mercato internazionale di ottobre: di anno in anno il circuito degli stand si è arricchito di tante presenze “aretine doc” e i locali dell’area aspettano ormai l’evento per potenziare l’offerta in quei giorni, cogliendo l’occasione di decine di migliaia di presenze in più in città per farsi pubblicità e lavorare di più”.
Sulla questione interviene anche Confesercenti che storicamente aveva aperto per prima il dibattito sulla questione: “È l’ora di regolare un fenomeno che da tempo lamentiamo come ‘sagra selvaggia’. Fa bene quindi il Comune di Arezzo a mettere paletti e regole per far tornare le sagre e le feste paesane al ruolo di eventi di promozione senza sconfinare in iniziative commerciali”.
Confesercenti al consigliere Pd, Matteo Bracciali e al comitato Sagre Arezzo replica: “Ci permettiamo di osservare che porre regole per evitare il proliferare di sagre è un atto serio e giusto che ogni amministratore, aldilà del colore politico, dovrebbe avere a cuore nell’interesse del settore della ristorazione e delle sagre stesse, quelle che sono realmente espressione di una tipicità del prodotto e rappresentano un momento di aggregazione”. “Ci permettiamo – continua Checcaglini - di replicare a chi difende le sagre: cinque giorni consecutivi sono pochi? ma quanto dovrebbero durare per esprimere la tradizione e promuovere un territorio e non trasformarsi in attività durante le quali fare cassa, in concorrenza sleale con ristoratori ai danni di imprenditori, famiglie e dipendenti”.
“Fa bene – conclude Checcaglini – quindi l’amministrazione comunale di Arezzo a porre un freno al proliferare della sagra selvaggia. Un freno con il quale si può evitare il ‘funerale delle sagre’ scongiurando al tempo stesso la ‘morte’ di tante attività della ristorazione”.
Altre sarebbero le contromisure da prendere contro il proliferare di eventi solo gastronomici nel centro città che danneggiano i nostri ristoratori e che non hanno nessuna reale ricaduta economica sul territorio ma, al contrario, si portano via, lontano da Arezzo, risorse.
Se c'è la necessità di rivedere alcune questioni, lo si faccia insieme ai comitati che organizzano queste iniziative senza colpi di mano dannosi per tutta la città. Sono convinto che la priorità per rilanciare l'immagine ed i consumi della città non sia questo regolamento ma una programmazione seria di cui non se ne vede neppure l'ombra.
Quindi abbasso i canederli e viva i maccheroni".
Dalla maggioranza replica Federico Scapecchi, vicecapogruppo di Forza Italia: "Abbiamo ritenuto opportuno ricorrere ad una revisione del vigente regolamento sulle sagre e feste paesane per evitare il proliferarsi di eventi simili che talvolta non hanno alcuna valenza sociale e nulla hanno a che vedere con le vere tradizioni dei nostri territori. Non penalizzeremo le vere sagre e le vere feste paesane oggi esistenti, anzi: il nostro intento è proprio quello di valorizzare questi eventi che rivestono un ruolo di primaria importanza sia dal punto di vista dell'aggregazione sia per la funzione di supporto ad attività culturali, sportive e di solidarietà. Allo stesso tempo è doveroso porre l'attenzione su alcune problematiche che impattano anche sul mondo del commercio, finora poco approfondite e regolamentate, che sono sostanzialmente tre: la tipicità dei prodotti impiegati, la filiera corta e il rapporto tra attività alimentari e non alimentari. Non è possibile per le sagre, come espresso dalla legge, fare ristorazione generica. E' opportuno che i menù proposti siano legati ai prodotti tipici promossi: non riteniamo giusto che, ad esempio, si offra un servizio di pizzeria se la pizza non è il prodotto tipico. Ovviamente è necessaria una certa elasticità per le pietanze di contorno e di minor rilevanza, così come per le bevande. Il reperimento degli alimenti deve coinvolgere i produttori locali, non per ragioni di campanilismo ma per la stessa natura degli eventi: se si promuove un prodotto tipico esso è necessariamente commercializzato in loco e nelle vicinanze, non ha senso acquistarlo da altre zone d'Italia o addirittura all'estero. Infine, dato che tra gli scopi delle sagre e delle feste paesane rientrano finalità di aggregazione, divertimento, riscoperta delle tradizioni e delle usanze locali, è necessario che siano allestiti spazi necessari per lo svolgimento di queste attività. Non si può ridurre una sagra solo ad un ristorante. Tutto ciò è già ampiamente condiviso dalla maggioranza delle sagre e delle feste paesane del Comune di Arezzo e riteniamo che scriverlo nel regolamento vada a tutela di tutti, in primis degli organizzatori. Abbiamo ritenuto opportuno aggiungere dei vincoli sulla durata e sul numero di questi eventi, in quanto fino allo scorso anno erano presenti a calendario una quantità eccessiva di "giorni sagra", circa 160. Se però il problema è dato dai numeri, siamo disponibili a discuterne sia in commissione che in consiglio comunale, oltre che con gli organizzatori e i responsabili delle sagre e delle feste paesane, che sono già stati convocati e saranno ascoltati prima della decisione finale.
La polemica scatenata da Bracciali è altamente strumentale, infatti è difficile credere al capogruppo del PD della scorsa consiliatura quando parla di "funerale delle frazioni" a causa di questo nuovo regolamento. Le frazioni di Arezzo sono state totalmente dimenticate dalla precedente Amministrazione, è sotto gli occhi di tutti, e ne abbiamo avuto conferma in questo primo ciclo di incontri con i cittadini conclusosi ieri sera ad Indicatore. A tal proposito, in sede di approvazione del Bilancio di previsione, destineremo importanti fondi proprio per la manutenzione ordinaria delle frazioni e delle periferie non più rimandabile, spostando la realizzazione di alcune grandi opere al prossimo anno.
La vicedirettrice di Confcommercio Catiuscia Fei replica così: “L’intervento del consigliere Matteo Bracciali dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come la politica utilizzi sagre e feste varie come forme di organizzazione del consenso. Così, mentre le sagre vere valorizzano il territorio e le sue tipicità, creando momenti di socialità insostituibili, quelle finte servono solo a fare cassa per finanziare questo o quel gruppo di interesse con il benestare della politica. Qualcuno, non contento, arriva addirittura ad organizzare servizi di catering tutto l’anno e a proporre ogni fine settimana cene a base di pizza e altri menù. Si tratta di vere e proprie attività d’impresa mascherate, che fanno concorrenza sleale alle imprese regolari del settore. Che, a scanso di equivoci, sono le uniche che creano occupazione e ricchezza sul territorio. Noi chiediamo da anni di mettere un argine agli abusi della somministrazione parallela, e lo facciamo con forza sempre maggiore perché il fenomeno cresce a vista d’occhio ed è preoccupante anche sotto il profilo giuslavorativo, fiscale e non ultimo per la salute pubblica, visto che le autorità competenti non riescono a controllare le sagre così come fanno con i locali.Eppure ci sono dei criteri semplici per distinguere le sagre false da quelle vere, come la sagra della bistecca a Cortona o della polenta a Monterchi, che durano tre giorni, si concentrano solo su un prodotto tipico e rappresentano reali eventi di promozione del territorio. Ora nel solo Comune di Arezzo ci sono oltre 180 giorni di sagre l’anno, ci pare francamente eccessivo. Se la politica avalla questo abuso dovrà risponderne in primis agli occupati del settore ristorazione.
Per quanto riguarda poi gli eventi food organizzati in città, ai quali il consigliere Bracciali si riferisce, sappia che in quelli organizzati da Confcommercio si chiede sempre la collaborazione degli operatori locali. Ne è un esempio il Mercato internazionale di ottobre: di anno in anno il circuito degli stand si è arricchito di tante presenze “aretine doc” e i locali dell’area aspettano ormai l’evento per potenziare l’offerta in quei giorni, cogliendo l’occasione di decine di migliaia di presenze in più in città per farsi pubblicità e lavorare di più”.
Sulla questione interviene anche Confesercenti che storicamente aveva aperto per prima il dibattito sulla questione: “È l’ora di regolare un fenomeno che da tempo lamentiamo come ‘sagra selvaggia’. Fa bene quindi il Comune di Arezzo a mettere paletti e regole per far tornare le sagre e le feste paesane al ruolo di eventi di promozione senza sconfinare in iniziative commerciali”.Confesercenti al consigliere Pd, Matteo Bracciali e al comitato Sagre Arezzo replica: “Ci permettiamo di osservare che porre regole per evitare il proliferare di sagre è un atto serio e giusto che ogni amministratore, aldilà del colore politico, dovrebbe avere a cuore nell’interesse del settore della ristorazione e delle sagre stesse, quelle che sono realmente espressione di una tipicità del prodotto e rappresentano un momento di aggregazione”. “Ci permettiamo – continua Checcaglini - di replicare a chi difende le sagre: cinque giorni consecutivi sono pochi? ma quanto dovrebbero durare per esprimere la tradizione e promuovere un territorio e non trasformarsi in attività durante le quali fare cassa, in concorrenza sleale con ristoratori ai danni di imprenditori, famiglie e dipendenti”.
“Fa bene – conclude Checcaglini – quindi l’amministrazione comunale di Arezzo a porre un freno al proliferare della sagra selvaggia. Un freno con il quale si può evitare il ‘funerale delle sagre’ scongiurando al tempo stesso la ‘morte’ di tante attività della ristorazione”.