Frode nel commercio di oro. Anche Arezzo coinvolta nell'operazione "Marchio sfrenato"
Il sistema fraudolento si basava sulla creazione di società cartiere intestate a prestanome, come idraulici, parcheggiatori, mendicanti senza fissa dimora, cittadini stranieri residenti all'estero, ma che avevano come dimora tutti un'hotel nel milanese.
La frode veniva innescata con l'emissione di false fatture nella filiera commerciale di compra vendita a livello industriale di oro. L'organizzazione si occupava di alterare l'attestazione di purezza dell'oro aggirando così il regime fiscale dell'Iva al quale invece sarebbe dovuto sottostare.
Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza, insieme ai colleghi di Matera e delle altre città coinvolte, hanno eseguito un centinaio di perquisizioni locali e personali, alcune delle quali ad Arezzo.
Le altre città coinvolte sono Vicenza, Milano, Roma, Bergamo, Lecco, Como, Alessandria, Ascoli Piceno, Bari, Napoli, Caserta, Matera e Potenza.
Nella compessa ricostruzione di questa filiera della frode le fiamme gialle hanno finora riscontrato l'emissione di fatture false per 350 milioni di euro, per oro da 325 millesimi, ma la cifra è destinata ad aumentare man mano che le indagini porteranno alla ricostruzione più completa del puzzle delle società cartiere, in realtà insesistenti e del tutto sconosciute al fisco.