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Il Comitato Acqua Pubblica interviene ancora sui distacchi del servizio idrico e sulla lettera inviata dal sindaco Ghinelli all'Ait: "Alla luce della presa di posizione da parte del Sindaco di Arezzo,acqua rubinetto, il quale invoca l'intervento del Presidente dell'Autorità Idrica Toscana perchè fermi la pratica dei distacchi messa in atto da Nuove Acque nei confronti degli utenti aderenti alla campagna di obbedienza civile e considerati morosi dal gestore del servizio idrico, il Comitato Acqua Pubblica tiene a precisare che riguardo al contestato mantenimento in tariffa della componente abrogata è tuttora pendente ricorso in appello presso la Sesta Sezione del Consiglio di Stato (Registro Gen. 5940/2014). Il ricorso è in attesa di ricevere il parere tecnico da parte di un apposito collegio peritale per poter emettere sentenza nell'udienza che,stando all'ordinanza del 10 ottobre scorso, dovrebbe essere fissata entro il secondo trimestre 2016.  Per questo motivo è,a maggior ragione, incomprensibile che Nuove Acque insista ostinatamente a gestire come morosità il contenzioso aperto dagli "obbedienti civili" su importi parziali delle bollette, tanto più che la Legge n° 221/2015 riconosce al cittadino, anche se moroso, il diritto al quantitativo minimo di acqua definito come vitale in quanto necessario al soddisfacimento dei bisogni fondamentali .Tale diritto della persona che la legge citata vuole garantito è quindi inviolabile.  Dunque le sospensioni totali dell'erogazione dell'acqua, minacciate e messe in atto da Nuove Acque si configurano come atti arbitrari dei quali l'azienda sarà chiamata a rispondere davanti all'Autorità Giurisdizionale competente.
Pertanto facciamo appello affinchè tutti i Sindaci, sull'esempio del sindaco di Arezzo ing. Ghinelli, intervengano e anche con maggior determinazione, nella loro veste di soci di maggioranza della società di gestione, per far fermare l'illegittima attività dei distacchi che Nuove Acque sta attuando.  Rammentiamo infine ai Sindaci e agli amministratori di Nuove Acque che, stante i formali e motivati reclami scritti presentati a Nuove Acque dagli utenti minacciati di distacco per aver effettuato lo scorporo delle somme contestate in bolletta, l'ordinamento mette a disposizione lo strumento delle vie legali, e non l'abuso e il sopruso, per chi ritiene di essere in diritto di poter esigere il pagamento che ritiene dovuto. Un rilievo a parte merita poi la nota diffusa da Nuove Acque in risposta alla iniziativa del Comitato di presentare ,venerdì scorso , in Procura , in Prefettura e in Comune, un dettagliato esposto su fatti e circostanze a nostro avviso lesive dei diritti delle persone. La Società di gestione sostiene di essere in presenza di un "rigido quadro normativo deciso dalle autorità competenti che obbliga Nuove Acque a recuperare nel tempo i mancati ricavi"spalmando" il debito sul totale dell'utenza: per questo le iniziative arbitrarie dei cosiddetti "obbedienti" rischiano di colpire l'intera collettività oltre a non essere appoggiate su alcun fondamento giuridico" ma in realtà si comporta contro quanto senteziato più volte da più giudici in tempi diversi in merito alla remunerazione del capitale investito; essi peraltro oltre a confermare la giustezza dell'operato degli obbedienti civili hanno condannato Nuove Acque al pagamento delle spese processuali e alle spese dell'avvocato della controparte.  Dunque quali iniziative hanno il fondamento giuridico? Quelle di Nuove Acque o quelle degli obbedienti civili? Inoltre: le spese che Nuove Acque ha sostenuto nelle numerose cause perse (peraltro non solo sulla remunerazione del capitale investito) su chi si spalmano? Se ne fanno carico i dirigenti di Nuove Acque (come sarebbe giusto) o se ne fanno carico gli innocenti utenti? Risponda a questo Nuove Acque..."