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Il giudice del tribunale di Arezzo ha bocciato gli “obbedienti” del comitato Acqua Pubblica dando così ragione a Nuove Acque. Vi avevamo raccontato già la storia della famiglia aretina che aderendo alla campagna di obbedienza civile aveva deciso di auto-ridursi la bolletta dell'acqua del 13%, quota della remunerazione del capitale investito, e il gestore le aveva cosi interrotto il servizio idrico.
Il comitato porta avanti la sua battaglia da anni, auto-decurtandosi parte della bolletta, per quella che loro sostengono sia la mancata applicazione dell'esito del referendum sull’acqua pubblica del 2011.
In sede civile, il giudice del tribunale di Arezzo ha così rigettato la richiesta degli "obbedienti" a cui era stato interrotto il servizio idrico dopo l’auto-riduzione della bolletta dell’acqua, decisa – come da tempo sostiene il comitato – per la mancata applicazione dell’esito del referendum sull’acqua pubblica del 2011.
In sostanza, la richiesta di riallaccio immediato per garantire una quota minima d’acqua ai morosi per fabbisogno familiare è stata esclusa dal giudice, che ha interpretato la legge secondo cui la quota minima sarebbe dovuta a coloro che sono morosi incolpevoli: indigenti, ad esempio.
Non si tratta dell'unico caso aretino su cui il tribunale di Arezzo dovrà pronunciarsi, il 19 aprile verrà esaminato il caso di un'altra famiglia.