I membri della commissione (evidentemente solo quelli di maggioranza) hanno trovato ad attenderli all’uscita dall’ufficio commercio, un “agitato” e nutrito gruppo di rappresentanti (?) delle sagre che hanno pensato bene di passare alle offese personali e alle minacce verbali nei loro confronti.
Ancor più grave che, tra loro, fossero presenti anche rappresentanti di alcune forze politiche che hanno pensato bene di gettare benzina sul fuoco.
Aldilà dell’evidente mancanza di educazione e civiltà che contraddistingue certi atteggiamenti, una reazione di questo tipo palesa che siano stati toccati interessi particolarmente “vivi” meschinamente nascosti dietro alla “pizza”.L’operato di Marcello Comanducci – persona particolarmente disponibile al dialogo – e di tutti i consiglieri di maggioranza che fanno parte della commissione, dimostra che è in corso un’opera di “riorganizzazione” a tutela (e non contro) delle sagre e dei cittadini tutti, non solo di quelli che la ristorazione la fanno di lavoro, come banalmente sostenuto dai “facinorosi” di ieri sera e da qualche rappresentante della minoranza in cerca di visibilità.
A conferma di ciò, anche l’approvazione dell’emendamento che prolunga la durata delle sagre rispetto all’ipotesi iniziale, aumenta il numero totale delle stesse e accoglie alcuni suggerimenti provenienti dal comitato, come l’integrazione di alcuni piatti nei menù.
Promettiamo di ritornare sul tema quanto prima, stavolta con numeri e dati precisi, affinché tutti capiscano di “cosa” si parla.
A Marcello e ai consiglieri Cornacchini, Casi, Scapecchi e Macrì la nostra solidarietà e la nostra amicizia.
A tutti gli altri.....la pizza!".
In una nota il consigliere di Forza Italia Scapecchi spiega le ragioni per le quali si è astenuto in commissione: "Ritengo opportuno spiegare la mia personale posizione a proposito delle decisioni prese nella Commissione Sagre, frutto di una visione diversa rispetto a quelle già rese note alla stampa in queste ore. Infatti, sulla "questione della pizza margherita" ho deciso di astenermi e le ragioni sono presto spiegate. Aver dato un tetto congruo al numero di sagre, alla loro durata, ai giorni-sagra complessivi nell'anno solare, alla superficie adibita a ristorazione e aver garantito una certificazione dei bilanci da parte di un revisore contabile o da un commercialista è stato un grande risultato a tutela in primis di chi organizza le sagre, e ovviamente anche di chi della ristorazione ne ha fatto il proprio mestiere e teme una concorrenza sleale. Altrettanto importante è stato porre l'attenzione sulla tipicità delle pietanze da inserire nei menù, non solo perché lo prevede la legge ma perché una sagra veramente tipica è una sagra bella, valorizzata e attrattiva anche dal punto di vista turistico. Ovviamente sono necessarie, e previste dal regolamento, eccezioni al solo prodotto tipico, altrimenti non sarebbe possibile, per assurdo, neanche vendere l'acqua naturale. Il regolamento recita che è "fatta salva la possibilità di somministrare pietanze secondarie, di contorno, di semplice preparazione", il nocciolo della questione è tutto qui: la pizza margherita rientra in questo insieme? C'è chi dice si, e, come recita una nota canzone, c'è chi dice no. Io dico che ridurre il buon lavoro fatto sul regolamento e animare da tre mesi il dibattito politico su questo enorme dilemma sia avvilente e irrispettoso nei confronti dei cittadini che ci chiedono di risolvere ben altri problemi. Personalmente non avrei avuto nulla in contrario all'inserimento della margherita nei menù delle sagre, non credo sia illegale perché in molti comuni d'Italia è previsto ma non credo che sia neanche fondamentale visto che tante sagre anche in provincia di Arezzo non la propongono e visto che la commissione sul resto dell'offerta gastronomica è stata ampiamente aperta, votando favorevolmente in un caso ad un menù con antipasto, 5 primi, due secondi, vari contorni e dolci. Alla fine la pizza margherita è diventata il simbolo da difendere o da attaccare: i ristoratori ne rivendicano l'esclusiva, le sagre la ritengono indispensabile per la loro stessa sopravvivenza. In queste settimane però ho avuto modo di parlare con ristoratori sicuri nel dire che lo scorso anno hanno beneficiato dell'indotto delle sagre (che vendevano la pizza) e con organizzatori di sagre che ritengono marginale la vendita della pizza margherita. Tutto ciò mi ha fatto capire che, senza mettere in dubbio le buone intenzioni dei più, da parte di alcuni la questione è stata puramente strumentale. In mezzo a tutto ciò l'opposizione non ha perso occasione per aumentare la polemica e aizzare le folle con comizi improvvisati. Per questo non ho voluto partecipare a questa guerra e mi sono astenuto in merito. Lo spirito della commissione era tutt'altro, abbiamo perso, tutti, una buona occasione per decidere insieme e oculatamente in merito a una questione che, seppur secondaria, interessa molti cittadini (comitati sagre, ristoratori, beneficiari delle attività sociali promosse dalle sagre e semplici avventori).
Spero che i toni si plachino e che l'ascia di guerra sia sotterrata in favore di uno spirito costruttivo, fin dalla riunione di stasera del comitato sagre aperta a tutti, alla quale purtroppo non potrò partecipare per problemi familiari"..
Contrario a queste nuove limitazioni il consigliere del Movimento 5 stelle Paolo Lepri: "Che le sagre necessitassero di una regolamentazione era necessario e doveroso. Ma dobbiamo anche riconoscere che le sagre paesane fanno parte del folclore e delle tradizioni del territorio. Molte famiglie aspettano con ansia quella del proprio paese come occasione di ritrovo e per svolgere un importante funzione di aggregazione sociale. Attraverso le sagre si finanziano attività sportive e ricreative che non potrebbero altrimenti sopravvivere, che creano a loro volta un indotto con risultati positivi sia per i ristoranti che per le pizzerie e gli albergatori. Senza considerare i benefici per i negozianti di articoli sportivi. Dunque, se la fonte di guadagno per le sagre è la ristorazione, limitando il menù si mette in crisi la loro riuscita e conseguentemente ciò che ne deriva. Questo è un dato di fatto. Tuttavia, l’intento della commissione sagre che si è riunita è stato uno soltanto: abolire le pizze. Sia il sottoscritto che il rappresentante del Comitato sagre, Flavio Sisi, abbiamo chiesto di comprendere nel menu almeno la classica Margherita, per venire incontro alle richieste di molti giovani, bambini o donne, che notoriamente hanno meno appetito di un uomo. La Margherita è comunque un’alternativa alla carne. Ma il presidente della commissione Francesco Macrì, metaforicamente parlando, ha indossato il cappello da pizzaiolo e con il mattarello in mano ha preteso che dal menù di qualsiasi sagra venisse bandito questo piatto, che non rientrerebbe nelle tipicità del prodotto aretino. Imponendo altresì non più di due primi e non più di due secondi. I diktat di Macrì sono stati favorevolmente accolti, come normale che fosse, dalle rappresentanti Confesercenti, Confcommercio e dai consiglieri comunali Cornacchini (OraGhinelli) e Casi (Lega). Contrari: il sottoscritto, Bracciali e Sisi. Si è astenuto Scapecchi (Forza Italia). I rappresentanti di categoria hanno dimostrato di non rendersi conto di quanto indotto porta ai loro associati il ricavato delle sagre. Ritengo invece che gli amministratori comunali debbano svolgere un ruolo di mediatori tra gli interessi degli esercenti, quelli degli organizzatori delle sagre e quelli degli cittadini. Personalmente ritengo di avere adempiuto al mio dovere, mentre credo che alcuni miei “colleghi” si siano dimenticati che rappresentano tutti gli aretini e non solo una categoria economica, a vantaggio inoltre delle sagre dei Comuni limitrofi. Anche ieri, dopo l’uscita forzosa del pubblico dal Consiglio Comunale, abbiamo assistito a un’altra pagina nera".
Spero che i toni si plachino e che l'ascia di guerra sia sotterrata in favore di uno spirito costruttivo, fin dalla riunione di stasera del comitato sagre aperta a tutti, alla quale purtroppo non potrò partecipare per problemi familiari"..