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L’Arci di Arezzo si mette a disposizione delle istituzioni cittadine e delle associazioni di categoria perché sia agevolata una comprensione a 360° del valore e delle ricadute sui territori dell’aggregazione sociale. Ci pare che negli ultimi giorni, con la questione sagre e con tutte le polemiche intercorse, si stia demonizzando, per non dire criminalizzando, uno dei fiori all’occhiello della nostra provincia: l’associazionismo e tutto ciò che ne consegue per il nostro territorio.
Dispiace vedere che anche quest’ultimo capitolo ‘politico’ cittadino, si stia trasformando nell’ennesima azione disgregativa della Giunta Ghinelli, che non ha mai creato le condizioni per avviare un’azione di concertazione distesa fra le parti, ma ha applicato un iter amministrativo di questo nuovo regolamento, individuando un ‘nemico’ da combattere: in questo caso le sagre paesane. Sagre tenute fuori da qualsiasi tavolo di discussione e alla fine colpite duramente, senza mai essere ascoltate.
Non è soltanto una semplice ‘questione di pizze’, il problema. Il problema è che si è messa in discussione l’attività dei centri di aggregazione, delle polisportive, delle associazioni culturali che da anni, in maniera volontaria, si mettono in gioco per far rivivere territori spesso dimenticati proprio dall’amministrazione comunil ale, per far rivivere tipicità e tradizioni, che altrimenti andrebbero perdute e per impegnarsi nella beneficenza e nella solidarietà. E invece, nonostante questo, in mesi di discussione, questi soggetti che non fanno null’altro che aggregazione sociale, sono stati vituperati, disonorati e scherniti.
Un evento come una sagra, o una festa, o una qualsiasi manifestazione aggregativa - ricordiamo alle istituzioni e all’opinione pubblica - è una libera iniziativa di comunissimi cittadini, che vogliono lavorare insieme per raggiungere dei risultati che possano essere utili per l’intera collettività: nasce tutto da un comune bisogno di unione delle forze e delle risorse individuali e implica l’emersione spontanea e naturale di un valore esistenziale che definiamo cooperazione in nome della volontà di vivere insieme, di tutti i membri della collettività. Non ci pare nulla di criminoso e anzi, per i tempi che corrono, ci sembrerebbe un comportamento da sostenere, anziché da ostacolare.
Il consigliere Macrì qualche giorno fa ha scritto sul suo profilo Facebook: “Chiuso il capitolo sagre ci concentreremo sul variegato mondo dei circoli e su tutte le altre forme di abusivismo e concorrenza sleale”. Ed è proprio per affermazioni di questo genere che viene da pensare che ci sia bisogno di un dialogo molto più intenso fra l’Arci, che molti di questi circoli rappresenta, e le istituzioni: da quando le sagre e i circoli, da quando le associazioni culturali rappresenterebbero forme di abusivismo e di concorrenza sleale? Il mondo dell’associazionismo è una risorsa. E al di là di questo, ogni altra considerazione ci pare inappropriata e soprattutto inopportuna.
L’Arci dal canto suo rinnova l’augurio che per i prossimi provvedimenti che il Comune di Arezzo dovrà prendere sulla vita associativa e dei circoli, possa essere invitata ai tavoli come portatrice d’interessi di una parte in causa, che per stavolta è stata tagliata fuori da ogni tipo di discussione. E si mette a disposizione di chiunque voglia cercare di capire, libero da ogni pregiudizio, quale sia il reale valore di Circoli, associazioni, CAS e quale sia il contributo gigantesco che portano alla collettività.
Prendersela con chi si occupa di animare una comunità, equivale a prendersela con il sistema immunitario di una società.