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Come in molte altre città italiane anche ad Arezzo si è svolta una prima manifestazione a sostegno della campagna “NOmattatoio”, per far conoscere la sofferenza che si cela dietro le mura delle strutture dove si uccidono e macellano gli animali.
La campagna è partita da Roma, dove si svolge di fatto un presidio permanente davanti ai cancelli del mattatoio per raccontare la realtà che dietro quei cancelli è nascosta. Ad Arezzo l’iniziativa è stata promossa con la Leal - Lega antivivisezionista. “Il fatto che altre città come Arezzo si stiano unendo alla protesta – spiegano gli organizzatori – è fondamentale per destare l’attenzione sulla legittimità o meno dello sfruttamento degli animali in generale e del consumo di carne in particolare, considerato che il numero di animali uccisi per fini alimentari è il più alto in assoluto”.
A Roma, come in tutte le città, il mattatoio è un luogo che visto da fuori appare completamente anonimo: non un'insegna, non un qualunque altro elemento che possa ricondurre alla terribile realtà che vi è nascosta. In questi luoghi ogni giorno centinaia di esseri senzienti entrano vivi e consapevoli dell'orrore che li attende, per uscirne a pezzi, ridotti a meri oggetti quali ad esempio la banale "fettina". NOmattatoio vuole scalfire quella patina di normalità che rende accettabile il processo tramite il quale gli animali vengono trasformati in cibo per aprire le porte a un più ampio dibattito sulla profonda ingiustizia di ogni forma di sfruttamento animale.
“Crediamo che i tempi siano maturi per portare le persone a riflettere su determinate pratiche che nascondono violenza e soprusi su individui senzienti. Crediamo che se davvero c’è bisogno di occultare i mattatoi e ciò che avviene al loro interno sia indice del fatto che la società tutta ha un problema, che non riguarda solo gli attivisti animalisti, ma ognuno di noi. Gli operatori dei macelli svolgono un lavoro alienante affinché le persone comuni abbiano la loro fettina di carne nel piatto e quindi è indubbio che vi sia una corresponsabilità condivisa. Per questo saremo ancora davanti a questi luoghi tragici e nelle piazze, per responsabilizzarci tutti quanti e sensibilizzare chi ancora non ha mai riflettuto sulla questione animale. Con la speranza che guardare un animale negli occhi non ci procuri più vergogna, ma sentimento di reciproco rispetto”.