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Il segretario del Pd Massimiliano Dindalini risponde a Forza Italia: "Una premessa: essere anche amministratore di un’azienda pubblica non mi priva del diritto di valutare scelte politiche che si riflettono in altre aziende pubbliche. E quando si parla di compensi, è necessario anche inquadrarli nel contesto dell’azienda. In riferimento a quanto dichiarato da Forza Italia, ricordo che ho percepito 35.000 euro lordi annui in qualità di Presidente di Lfi, una società che nel periodo che ho amministrato contava 110 dipendenti, una produzione di 46 milioni di euro e un utile netto di oltre 6 milioni nel triennio. La situazione attuale di Coingas non è, dimensionalmente, proprio la stessa. dindalini massimilianoInoltre in Coingas avremo 1 Presidente, 2 consiglieri e zero dipendenti. Se per Forza Italia questo è normale, ne prendo atto.
Vorrei anche prendere atto che Forza Italia è in grado di rispondere alle osservazioni nel merito non limitandosi, in questo perfettamente in linea con le altre componenti della destra, a citare il passato e a ridurre la politica a questioni personali. A tal proposito li invito ad individuare in Italia una società di trasporti ferroviari con gli stessi parametri economici e di performance di Lfi ed il cui Presidente abbia quale compenso anche solo un solo euro in meno di quanto ha percepito il sottoscritto. Il tema, a mio parere, non è lo stipendio di un Presidente, ma la qualità e i risultati del suo lavoro per l’azienda che amministra e per il sistema dei servizi pubblici nel quale essa è inserita. In questa logica, spendere anche un solo euro in più per Coingas è troppo perchè il suo futuro è ovviamente a breve termine, mentre quello che ancora oggi percepiscono gli amministratori di Lfi è ben al di sotto degli standard di aziende sia private che pubbliche Veniamo quindi al merito. Il diktat del Comune di Arezzo ha prodotto interessanti risultati politici. In primo luogo ha creato una spaccatura istituzionale tra i sindaci del territorio. Quella politica era evidente e stava nelle cose ma questa non avrebbe dovuto precludere un condiviso ragionamento strategico dei Comuni dell’aretino sul futuro di servizi essenziali per i cittadini, quale ad esempio quello dell’energia. L’atteggiamento della destra aretina è stato autoritario e non autorevole, mettendo in difficoltà anche il Sindaco di Bibbiena e minando quello che era stato definito l’asse della strada 71.
Un altro risultato politico è la conferma della riduzione della politica a semplice gestione del potere. Continuiamo a non vedere una strategia del Comune di Arezzo sul sistema dei servizi pubblici locali ma registriamo incrementi dei posti e nuove figure nei CdA: in Coingas si è passati da un Amministratore Unico ad un Consiglio a 3 con raddoppio dei costi e in Nuove Acque il Comune di Arezzo ha invano tentato di far inserire un vice Presidente al costo di 20mila euro all’anno. Il terzo risultato è la somma dei due precedenti: la destra sta usando il Comune di Arezzo quale clava per trasformare i rapporti istituzionali in semplici e brutali prove di forza. Questo crea problemi tra i comuni dell’aretino, non favorisce un clima positivo nei rapporti con le comunità locali, incita ad un clima di scontro. Alla base un equivoco di fondo: la sovrapposizione tra ruoli politici e ruoli istituzionali. Il Sindaco Ghinelli non rappresenta Ora Arezzo né Forza Italia né la Destra. Rappresenta tutti i cittadini di Arezzo, lavora nel loro interesse, risponde ad essi del suo operato. La città di Arezzo ha diritto ad un Sindaco di tutti. L’accoglimento di questo diritto è in grado di rasserenare il clima politico e il confronto nella città e nella provincia.