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Era la mattina del 12 luglio quando sul greto del torrente Afra, alle porte di Sansepolcro, alcuni passanti notarono il corpo senza vita di una giovane donna con la testa fracassata. Si trattava di Katia dell'Omarino e ancora ad un mese di distanza, trenta giorni di indagini e ricerche senza sosta, sono molti gli interrogativi in cerca di risposta in merito a quella drammatica notte, in cui la 41enne prima era stata picchiata brutalmente a mani nude e poi colpita violentemente alla fronte ed alla nuca con un oggetto stondato.
La caccia al killer di Katia era iniziata subito dopo il ritrovamento del cadavere, anche grazie ad una preziosa traccia lasciata proprio dell'assassino sul corpo della 41enne. Sotto le unghie e nella bocca della donna erano state trovate alcune tracce biologiche da cui era stato poi isolato il dna del presunto assassino, identificato come “Ignoto 1”. Le analisi sul campione genetico in questione avevano fornito qualche dettaglio in più sul presunto omicida: un uomo proveniente dell'Europa occidentale e con un profilo genetico con alcuni elementi comuni con la zona della Valtiberina.
Di pari passo alle analisi tecniche e scientifiche proseguono anche le indagini tradizionali, che avevano portato ad una sfilata di oltre 150 persone nella caserma dei carabinieri della Tenenza di Sansepolcro, tutti uomini residenti tra San Giustino Umbro, Selci Lama e Sansepolcro, che avrebbero potuto avere contatti con la donna la notte dell'omicidio, rintracciati grazie all'agenda cartacea di Katia, sulla quale segnava nomi e numeri di telefono.
Prelevati altre 100 campioni di dna che saranno a breve comparati con quello di “Ignoto 1”. Dopo i primi dieci confronti che hanno dato esito negativo la speranza di dare un volto all'assassino di Katia passa anche attraverso laboratorio specializzato nelle analisi.