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500mila euro di danni. E' questa la cifra che la Securpol chiede al collega di Antonio Di Stazio, l'ormai ex dipendente della Securpol, licenziato per "negligenza" qualche giorno dopo il furto.
A.N. è infatti accusato dall'azienda per cui prestava servizio di aver favorito il colpo a causa di alcune sue mancanze. Era l'11 luglio quando Antonio Di Stazio, arrestato per furto aggravato, era scomparso insieme al portavalori. Poco dopo era stato ritrovato solamente il furgone vuoto, di Di Stazio e dell'oro invece nessuna traccia. Il collega del settantene prima era stato sospeso e poi licenziato subito dopo l'arresto di Di Stazio. Il collega adesso si deve difendere in sede civile dai suoi ex datori di lavoro che chiedono un risarcimento, per la precisione 500mila euro di danni per “negligenze”. Le accusa mosse all'uomo sono quelle di aver trasportato un carico eccessivo nel portavalori ed una sosta imprevista ad un bar. L'uomo, attraverso il proprio avvocato, ha sempre sostenuto di essere stato ingannato da Di Stazio sull'entita del carico aggiuntivo. La Securpol intanto ha bloccato il tfr e gli ultimi stipendi dovuti al cinquantenne.
Rimane invece ancora chiuso nel suo silenzio Antonio Di Stazio, nemmeno una parola sull'oro sparito dal carcere di San Benedetto.