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Un esame irripetibile sull'arma del delitto, un panno macchiato di sangue ed l'auto, nella quale si sarebbe consumata l'aggressione. La procura di Arezzo ha affidato lunedì alla dottoressa Isabella Spinetti, dell'università di Pisa, gli accertamenti tecnici sui tre oggetti attorno ai quali ruota il delitto di Katia Dell'Omarino, la 41enne biturgense ritrovata senza vita e con la testa fracassata la mattina del 12 luglio scorso, abbandonata sul greto del torrente Afra, a Sansepolcro. In carcere dallo scorso 16 settembre, con la pesante accusa di omicidio volontario, si trova Piter Polverini, 24enne di San Giustino Umbro.
Il perito dovrà analizzare dunque i tre oggetti, il martello con il quale il giovane avrebbe massacrato Katia, uno straccio sporco di sangue, entrambi fatti ritrovare dallo stesso 24enne la mattina dell'arresto, ed infine l'automobile del padre, Nissan X-Trail blu.

Intanto il 24enne lo scorso sabato ha potuto ricevere la visita in carcere del padre e dei suoi legali, che lo hanno informato sulla decisione della procura di Arezzo di eseguire gli accertamenti tecnici irripetibili. Ancora non ci sarebbero novità invece riguardo alla strategia difensiva, il sangiustinese per adesso rimane trincerato nel suo silenzio, ma nel corso dei prossimi incontri con i suoi avvocati potrebbe anche decidere di collaborare con la giustizia e raccontare così la sua verità su quella drammatica notte.