Ipertrofia prostatica: nuova tecnica al San Donato di Arezzo
Si tratta di una tecnica che permette di intervenire in maniera veloce e senza intervento chirurgico su quei pazienti costretti a portare il catetere vescicale a permanenza per l’ipertrofia prostatica benigna e che è stato possibile avviare nel nostro ospedale grazie alla collaborazione tra le due Unità operative di Radiologia e Urologia dirette rispettivamente dal dott.Cesario Ciccotosto e dal dott.Michele De Angelis.
L’équipe che ha in carico il percorso assistenziale è composta dal radiologo interventista Pasquale Petruzzi e dagli urologi Giorgio Paoletti e Tiziano Verdacchi.
L’ipertrofia prostatica benigna che, nel mondo occidentale colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età e fino all’80% degli uomini tra i 70 e 80 anni, è una condizione caratterizzata dall’aumento di volume della ghiandola prostatica. L’aumento di volume è causato da un aumento del numero delle cellule nella zona centrale della prostata, zona che è a stretto contatto con l’uretra che nel tempo viene ostruita e ostacolata la fuoriuscita di urina.
L’EAP è una procedura non chirurgica che consiste nell’occlusione dei vasi sanguigni che nutrono la ghiandola prostatica per far si che il sangue non riesca più a raggiungere la prostata stessa e quindi determinare la riduzione delle sue dimensioni. Più in particolare, attraverso la puntura di un vaso arterioso (es. l’arteria femorale) e l’utilizzo di particolari sonde vengono iniettate, in maniera selettiva, delle micro-particelle nelle arterie della prostata.
La procedura viene eseguita in anestesia locale e comporta un minimo disagio per il paziente che deve rimanere in osservazione solo un giorno prima di poter lasciare l’ospedale e riprendere le sue attività. Rari gli effetti collaterali possibili (necessità di mantenere il cateterismo vescicale per qualche giorno, minima ematuria o rettorragia autolimitantesi, moderato dolore gluteo).