Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Venerdì 4 novembre alle 21,30 al Circolo Aurora, sarà presente Ilaria Cucchi, sorella di Stefano la cui morte è un caso di cronaca italiana legato al reato di tortura.
La serata si intitola infatti "Stop tortura" ed è organizzata da Arezzo per Amnesty International.
All'iniziativa, oltre ad Ilaria Cucchi, prenderanno parte il giornalista Fabio Anselmo, Lorenzo Guadagnucci e Laura Renzi, coordinatrice dell'Ufficio Campagne Amnesty International - Sezione Italiana.
L'Italia ha aderito alla “Dichiarazione universale dei diritti umani” e ha ratificato il Patto sui diritti civili e politici, la Convenzione dell'Onu contro la tortura, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti fondamentali e la Convenzione europea per la prevenzione della tortura.
Da questi strumenti internazionali emerge, in maniera chiara, il divieto di tortura: in particolare la Convenzione dell'Onu contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti che l'Italia ha ratificato il 3 novembre 1988, impone agli stati l'obbligo di considerarli reato. Nonostante ciò, dopo 28 anni, non esiste ancora nell'ordinamento italiano una norma che recepisca tale disposizione.
A 15 anni dal G8 di Genova del 2001, molti dei responsabili di gravi violazioni dei diritti umani sono sfuggiti alla giustizia e in Italia mancano strumenti idonei per prevenire e punire efficacemente le violazioni. Nel frattempo, molti altri casi che chiamano in causa la responsabilità delle forze di polizia sono emersi e, purtroppo, continuano a emergere, senza che vi sia stata una risposta adeguata da parte delle istituzioni.