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E' una storia "agro-dolce", quella raccontata presso il commissariato di polizia di Montevarchi. E' la storia di una  coppia, marito e moglie entrambi di origini straniere e residenti da tempo in Valdarno, che aveva il desiderio di soddisfare il bisogno di genitorialità. Solo che lo hanno fatto nel modo più sbagliato. La coppia si è messa in contatto con una giovane rom, senza dimora, che stava aspettando una bambina. Al momento del parto la coppia si è presentata

all'ospedale della Gruccia, ma la partoriente era diventata la moglie "fittizia", era stata sostituita la foto nel documento di identità, mentre la moglie quella vera era una semplice amica e accompagnatrice che avrebbe aiutato la puerpuera con la lingua italiana. montevarchi commissariato
La bimba nasce, siamo ad agosto 2016, è bellissima e sanissima. L'uomo la registra con il suo cognome, come se lui fosse il padre naturale. I tre lasciano l'ospedale senza che nulla accada. 
Il personale medico ed inferimieristico, però, si accorge che qualcosa non torna dall'incrocio degli esami del sangue. A questo punto è il direttore sanitario del presidio valdarnese ad inviare un'informativa al commissariato di Montevarchi. Partono le indagini, la coppia viene convocata in commissariato e dai documenti esibiti, spunta fuori un'anomalia. La foto della donna è perfettamente centrata, mentre nei documenti precedenti non lo era, come se fosse stata staccata e poi rimessa al suo posto.
In seguito ad una perquisizione a casa della coppia, viene infatti rinvenuta la foto della madre naturale che era stata usata per contraffare il documento. Saranno poi le stesse ostetriche a riconoscere la donna, la vera moglie, come l'accompagnatrice della partoriente.
Il padre sostiene però di essere lui il genitore della bimba, ma il tribunale dei minori di Firenze dispone l'esame del Dna e la bimba nel frattempo viene tolta alla coppia ed affidata ai servizi sociali del comune montevarchino. Putroppo l'esame dirà che nemmeno l'uomo era il papà e la bimba viene definitivamente data in affido. Adesso è stata affida ad una famiglia che l'ha accolta con immensa gioia, anche se si tratta di un affido a rischio giudiziario perchè la vicenda avrà un epilogo in tribunale. 
L'uomo è stato denunciato per alterazione di stato, un reato che potrebbe costargli dai 5 ai 15 anni di galera.
Proseguono le indagini per capire se ci sia stata una vera e propria compravendita della neonata.