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Ha destato ovviamente molta preoccupazione l’articolo del Financial Times sulle otto banche – tra le quali Nuova Banca Etruria - che sarebbero a rischio, in caso di un certo esito del referendum. Non entriamo nella campagna elettorale, però stigmatizziamo tutte quelle notizie che continuano a creare allarmismo di ogni genere, contro quelle notizie che parlano di “fallimento” di banche con una superficialità che fa spavento, contro chi specula sulla testa di migliaia di dipendenti e delle loro famiglie, contro chi considera i lavoratori come carne da macello. Da ben tre anni, da quando cioè venne fuori la notizia di una necessaria aggregazione di Banca Etruria, poi dal commissariamento, poi ancora dal decreto di “risoluzione” di un anno fa, i lavoratori di BancaEtruria sono finiti – loro malgrado e incolpevolmente – in una “tempesta perfetta”, tempesta dalla quale, grazie all’interesse di UBI Banca, si intravede l’uscita. Infatti, proprio l’otto dicembre le autorità europee potrebbero esprimersi sul via libera alla vendita a UBI di Nuova Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti. Già stiamo pagando amaramente colpe non nostre; ora che dovremmo essere vicini alla soluzione, non accettiamo che qualcuno faccia giochi crudeli sul nostro futuro. Nel voler restare fuori dalla campagna referendaria, e citando una parte della Costituzione che non è oggetto della contesa, ricordiamo a tutti l’Articolo 1, quello che parla della Repubblica fondata sul lavoro; il lavoro - e quindi la crescita personale e la sicurezza familiare - è appunto materia da usare con grande accortezza, che se lo ricordino tutti.