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Quasi due milioni di capi da latte italiani possono mettere il marchio sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt, grazie alla firma dei ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda, rispettivamente Politiche agricole, alimentari e forestali e dello Sviluppo economico, sul decreto che introduce in etichetta l’indicazione obbligatoria dell’origine per i prodotti lattiero caseari in Italia. Con questo nuovo sistema, una vera e propria sperimentazione, sarà possibile indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime di molti prodotti. Il provvedimento si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.
«La firma su questo decreto – sottolinea l’onorevole aretino Marco Donati è di fondamentale importanza per tutto il settore. Da una parte lo difende dall’italian sounding e dall’altra da uno slancio alla produzione del latte e dei suoi derivati in Italia e, ovviamente, anche per quanto riguarda l’export di prodotti di prima qualità. Per me questa è anche l’occasione per riconoscere l’importante lavoro fatto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della quale faccio parte, che difende il Made in Italy e il Made in Tuscany, partendo da decreti come questi, i quali proteggono anche i consumatori».
Il decreto prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l’origine della materia prima in etichetta in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile. Le diciture utilizzate saranno le seguenti: Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte; Paese di condizionamento o trasformazione: nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte. Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura: ad esempio «ORIGINE DEL LATTE: ITALIA».
Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: latte di Paesi UE: se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei; latte condizionato o trasformato in Paesi UE: se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono al di fuori dell’Unione europea, verrà usata la dicitura «Paesi non UE». Sono esclusi solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.
«Sono molto soddisfatto – conclude Donati – dell’approvazione e definitiva firma su questo decreto che rende l’Italia un Paese all’avanguardia nel settore lattiero caseario, sicuramente uno dei migliori produttori al mondo. Grazie a questo provvedimento e alla sperimentazione alla quale darà vita si aprono le porte per l’etichettatura d’origine anche per altri prodotti del settore agroalimentare e della manifattura. Passaggio significativo di un governo e una maggioranza che hanno lavorato per settori economici importanti per l’economia italiana».