“Se è infatti vero, come tra l’altro già specificato nel nostro precedente comunicato, che la colpa di queste situazioni non è assolutamente delle dirigenze scolastiche, ma del lassismo e del menefreghismo di Comune e Province, che spesso si nascondono dietro alla cronica mancanza di fondi per giustificare situazioni disastrose all’interno delle scuole del territorio, è anche vero – prosegue Mazzi – che la situazione al Vasari è tutt’altro che risolta. Infatti il problema dei termosifoni, dopo la nostra protesta di martedì mattina insieme agli alunni dell’istituto, è stato risolto con l’installazione di stufette elettriche, un tampone momentaneo che, al netto della buona volontà della scuola, non può rappresentare una soluzione definitiva”. “Oltre a ciò, prosegue Mazzi, la situazione strutturale dell’edificio è grave e necessita di un intervento veloce e mirato da parte della provincia. Muffa, infiltrazioni di umidità e cadute di intonaco sono solo alcuni dei problemi della scuola, e se è vero che la colpa di ciò non è del preside Santi, è altrettanto vero che non è negando ed insabbiando questi problemi che essi verranno risolti. L’articolo uscito ieri online è più rivolto a fare pubblicità all’istituto che ad analizzare i problemi con lucidità e franchezza. Noi invece non intendiamo parlare bene di una scuola o di un’altra, vogliamo solo che questi problemi vengano risolti al più presto, e lo facciamo raccogliendo le molteplici richieste d’aiuto che ci stanno arrivando in questi giorni dagli alunni del Vasari”.
“Gli studenti ci hanno contattato – conclude Mazzi - e noi, sempre dalla loro parte, ci siamo lanciati in quest’ennesima battaglia. Questo può non piacere ai businessman che, pensando più agli orientamenti e alle iscrizioni che alla realtà dei fatti, vorrebbero un ritratto della propria scuola sempre perfetto e senza macchia. Ma è la verità, e davanti alla verità non siamo abituati a scappare con le menzogne, ma a combattere. E noi combatteremo per la sicurezza degli studenti del Vasari e di tutte le scuole aretine”.