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Ammonta ad oltre ottocento chili, per un valore di circa 25 milioni di euro, l’oro passato per le mani del gruppo criminale smantellato dalla guardia di finanza di Torino, nell’ambito di una inchiesta dei pm Roberto Sparagna e Valerio Longi portata avanti in collaborazione con Eurojust. Undici le ordinanze di custodia cautelare eseguite, cinque per reimpiego di beni di provenienza illecita e sei per ricettazione. La ‘filiera’ del gruppo partiva dalla microcriminalità e arrivava ad avere interessi internazionali. I gioielli, rubati durante furti e rapine nel capoluogo piemontese, venivano trasportati in una fonderia di Torino, fusi e trasformati in piccoli lingotti. A questo punto, il prodotto veniva venduto, a prezzo di mercato, a società nazionali che operano nel commercio dell’oro. A porsi come intermediaria, dall’estero, una società ungherese, gestita da un cittadino italiano, che simulava la vendita a una ditta di Arezzo, emettendo una fattura fittizia. L’azienda toscana, a sua volta, emetteva un bonifico internazionale, che veniva monetizzato in Ungheria. Il denaro, poi, tornava a Torino grazie a piccoli corrieri e serviva per pagare in nero i ricettatori. L’oro, raccolto illecitamente in Piemonte, non usciva mai dal territorio nazionale, ma risultava venduto da un operatore estero a una società italiana, mediante un’operazione di acquisto intracomunitaria.