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Rischia paradossalmente di “morire di burocrazia”, oltre che di una gestione secondo alcuni discutibile negli ultimi 10 anni, un altro marchio storico del tessile aretino.
La Cantarelli in amministrazione straordinaria dal 2015 è ad un passo dalla chiusura.
Dopo la prima asta bandita dal commissario Leonardo Romagnoli, andata deserta, i lavoratori non hanno saputo più nulla. Diverse commesse, anche di marchi importanti, sarebbero state rifiutate e i fornitori bloccati.
Prima di Pasqua poteva esserci lo stop definitivo alla produzione, ma i sindacati hanno “strappato” la riapertura dei cancelli il 26 aprile e l'apertura di un tavolo presso la Prefettura aretina.
In un centinaio si sono ritrovati di fronte al palazzo del Governo aretino, “per la prima volta – ci dice una lavoratrice – tutti i livelli dell'azienda sono scesi in piazza”. Attualmente nello stabilimento di Terontola lavorano in 130, gli altri 100 dipendenti sono in cassa integrazione.



E' stato fissato un nuovo incontro con il Prefetto, che si farà portavoce delle istanze dei sindacati con il commissario, a metà maggio, ma c'è chi sostiene che sia troppo tardi.
“O i pagamenti saranno sbloccati a breve, brevissimo e la produzione riprenderà regolarmente - ci racconta un lavoratore - o non ci sarà alcuna azienda da rilevare. Rischiamo di saltare per la prima volta nella storia dell'azienda l'appuntamento importantissimo di Pitti Uomo, sarebbe la fine. Possiamo manternere la continuità produttiva per un'altra settimana, poi non avremo più stoffe, accessori e materiali per produrre". 
"Le mani ci sono - ci dice una dipendente - ma mancano le materie prime. Non capiamo perchè questi pagamenti non vengano sbloccati".