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Il 9 maggio, alle ore 18 in sala Rosa, incontreremo l'Amministrazione comunale. Ci auguriamo che alla riunione partecipi anche il Sindaco Alessandro Ghinelli. Noi ci saremo tutti. I genitori all'incontro e i nostri figli e le nostre famiglie in piazza della Libertà. Con loro vorremmo che ci fossero i cittadini, le associazioni e i comitati che hanno a cuore il futuro dei bambini e della scuola. Li abbiamo invitati perché pensiamo che la chiusura della scuola di Matrignano non sia un problema solo nostro.

Ricordiamo che chiusi i bandi per l'assegnazione dei posti e pubblicate le graduatorie, l'Amministrazione ha comunicato alla stampa la decisione di chiudere la scuola: prima per motivi di sicurezza e poi in attesa di reperire i fondi per un'eventuale ristrutturazione o ricostruzione.
Una logica burocratica se non autoritaria. Accettare passivamente un atteggiamento di questo tipo, vuol dire convalidare un approccio ai temi dell'infanzia e della scuola in base al quale con un tratto di penna e senza alcun confronto con i cittadini interessati si può chiudere un plesso scolastico.
Noi non la pensiamo così. E non la pensano così i moltissimi cittadini che hanno firmato la nostra petizione. Tutti insieme chiederemo, anche il 9 maggio, che la scuola sia sicura e in questo caso di rimanere fino all'inizio dei lavori di ristrutturazione o ricostruzione. E confermiamo la nostra richiesta che una scuola dell'infanzia rimanga nel quartiere. Le logiche di accorpamento e di concentrazione non funzionano in servizi così delicati come quelli per i bambini. Una scuola è una ricchezza per un quartiere: non è solo un servizio ma anche un momento di aggregazione e di socialità. Chi chiude una scuola non parli poi di quartieri dormitorio e di periferie abbandonate: scelte come quella di Matrignano creano queste situazioni.uando