Giro di vite sui preziosi usati, dal 5 luglio la vendita diventa lunga e costosa
Le nuove disposizioni che disciplinano la compravendita e la permuta di oggetti preziosi usati nascono nell’intento di rendere tracciabile ogni passaggio di proprietà. “In realtà, il decreto avrebbe dovuto finalmente regolamentare i compro-oro, che nell’usato hanno il loro unico business. Invece, a sorpresa, il Governo ha rimescolato le carte e ha infilato tutte le attività di commercio di preziosi – non solo i compro-oro, nella nuova disciplina. Così, di fatto, congela il mercato dell’usato”, sottolinea il presidente dei gioiellieri toscani.
“Stupisce la fretta con cui il decreto è stato approvato. L’oro è un bene rifugio importante per gli italiani. Che qualcuno abbia interesse a metterci le mani monopolizzando il mercato? E poi, siamo sicuri che questo servirà davvero a stroncare ogni fenomeno illegale?”, si domanda Duranti.
Dal 5 luglio, in sintesi, se un gioielliere desidera continuare a fornire ai propri clienti servizi di permuta o sistemazione dei vecchi preziosi (anche solo sostituire una chiusura difettosa!) deve iscriversi ad un apposito registro degli operatori; dotarsi di un conto corrente bancario o postale dedicato a questo tipo di transazioni; identificare il cliente; quotare e descrivere l’oggetto prezioso scambiato, anche mediante documentazione fotografica; segnalare all’UIF (Unità d’Informazione Finanziaria) le operazioni sospette. Dovrà poi annotare l’eventuale cessione dell’oggetto a fonderie e conservare due fotografie del prezioso acquisito. Il decreto cambia anche la soglia per l’uso del contante ammesso per i preziosi usati, che si abbasserà da 1.000 a 500 euro.
“Completa l’intervento legislativo un impianto sanzionatorio assolutamente sproporzionato, che prevede, fra l’altro, una multa da 2.000 a 10.000 euro e la reclusione da sei mesi a quattro anni per l’esercizio abusivo dell’attività di compro oro senza iscrizione al Registro nazionale; una sanzione da 1.000 a 10.000 euro per l’omessa identificazione del cliente e una sanzione da 5.000 a 50.000 euro per l’omessa segnalazione di operazione sospetta”, aggiunge Duranti. Al danno, si aggiunge la beffa: “la norma ad oggi è confusa e incompleta e, anche a voler essere in regola, sarà difficile farlo senza decreti attuativi.. Per noi sarebbe molto più facile e sensato chiudere con l’usato, ma priveremmo i nostri clienti di un servizio importante”, dice il presidente della Federpreziosi Confcommercio toscana. “E intanto, chi fa traffici illegali con l’usato può continuare a prosperare nelle zone d’ombra”.