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E’ allarme per la situazione in cui versa la gestione del cinghiale in provincia di Arezzo: lo denunciano, numeri e dati alla mano, l’Associazione Futurcaccia Chinghialai Aretini e la Confederazione Cacciatori Toscani che, raccogliendo anche il malessere manifestato dal Mondo Agricolo, criticano la Legge Obiettivo della regione Toscana e si fanno promotori di un pacchetto di proposte per superare la situazione di grave impasse in cui versa il settore.
Di qui, assieme alle proposte, anche l’avvertimento lanciato alla Regione, sin qui mostratasi sorda di fronte alle critiche ed alle richieste delle squadre, di Futurcaccia e della Confederazione Cacciatori Toscani: o si cambia passo o la protesta delle squadre di caccia al cinghiale con la sospensione dei contenimenti potrebbe continuare e estendersi su tutto il piano regionale, determinando il blocco delle attività di gestione dell’emergenza ungulati.
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Tra i punti di maggiore frizione il disconoscimento e la mortificazione del ruolo delle squadre, addirittura additate come responsabili e colpevoli della degenerazione del problema. Un taglio che traspariva sin dalla sua comparsa nella Legge Obiettivo della Regione Toscana; una Legge spot, da subito contestata dalla CCT, sola tra tutte le associazioni venatorie,. Una normativa che sin dalle prime valutazioni applicative, ha mostrato con evidenza tutti i limiti e per la cui modifica la CCT si è da subito battuta con proposte concrete. Cassata un’ottima legge, si è ricorsi ad uno strumento normativo straordinario, mentre occorreva semmai applicare le normative esistenti, coniugando la responsabilità dei cacciatori e delle squadre con gli strumenti del prelievo in controllo, applicando l’articolo 37 nelle aree sensibili.
L’impostazione scelta, ricordano Futurcaccia Associazione Cinghialai e Confederazione Cacciatori Toscani , finisce con il produrre conflitto tra forme di caccia; l’introduzione della caccia di selezione al cinghiale infatti, è stata introdotta con il duplice obbiettivo di esercitare la caccia durante tutto l’anno nelle aree non vocate e sostituire progressivamente lo strumento del controllo (articolo 37), in passato esercitato con ottimi risultati dai cacciatori e dai distretti di caccia al cinghiale. Oggi i numeri rispetto ai capi prelevati risultano estremamente ridotti rispetto al passato e si registrano conflittualità crescenti sul territorio da parte di quanti, spesso con scarsi controlli, si sentono autorizzati e supportati in questo ruolo di “giustizieri”. Tutto ciò con buona pace di chi, anche nel mondo venatorio e agricolo, tardivamente si rende conto dei danni prodotti da quell’impianto normativo o addirittura si attarda a dar manforte alla Regione.
Necessario adesso per ricomporre le fratture e riaccendere l’interruttore delle gestione ascoltare i cacciatori e la CCT, che chiedono:
piani di gestione articolati per gli ungulati, in particolare per il cinghiale anche per il sistema delle aree protette e degli istituti faunistici.
ridefinizione perimetrale delle aree vocate coinvolgendo i distretti e senza avvalorare la falsa aspettativa che alla riduzione ettariale dell’area vocata corrisponda una diminuzione dei cinghiali.
fascia di rispetto oltre i confini dell’area vocata, di almeno 500 metri per aumentare la competenza e la responsabilità delle squadre, estendendo qui sia il prelievo che la prevenzione e per evitare conflitto tra caccia di selezione e distretti, in quanto gli abilitati alla caccia di selezione al cinghiale, dovranno essere solo quelli iscritti alle squadre
applicazione articolo 37 come strumento necessario per limitare i danni, attivare in tempi utili gli interventi anche ai fini preventivi su tutte le aree sensibili.
massimo snellimento delle procedure autorizzative per assicurare soprattutto negli istituti faunistici, interventi mirati ed efficaci con tutte le forme di prelievo previste e ricorrendo senza particolari orpelli, all’attivazione della braccata o della girata allargata nelle situazioni territoriali dove si rende necessaria.
attivazione del foraggiamenti dissuasivi in punti georeferenziati, ottima forma di prevenzione soprattutto nelle aree contigue alle produzioni di qualità se attivato con intelligenza,
rafforzamento degli strumenti del controllo e diversa organizzazione della caccia di selezione al cinghiale nelle aree non vocate nel massimo rispetto della legge e della sicurezza