Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Sono servite 18 giornate a Piero della Francesca per dipingere La Resurrezione. Inizia infatti pian piano a svelarsi l'opera simbolo dell'artista biturgense, a pochi mesi dall’avvio del restauro, per mano dei restauratori Paola Ilaria Mariotti e Umberto Senserini, con i primi risultati delle indagini e delle operazioni effettuate.
L’intervento, conservativo e di restauro sull’opera, è iniziato con test mirati per effettuare le operazioni di prima pulitura, operazione finalizzata al momento solo alla asportazione delle sostanze estranee di deposito e di accumulo e dei fissativi applicati sulla superficie pittorica in passato, che hanno subito trasformazioni chimiche che li rendono dannosi. E stata così recuperata la visibilità di alcuni particolari, come piccoli borghi, torri e castelli che popolano le colline dello sfondo.
Sul fronte dello studio della tecnica esecutiva sono emersi nuovi particolari. L'opera è stata infatti realizzata tramite 18 giornate, cioè 18 stesure intonaco: questo non significa che Piero abbia impiegato effettivamente 18 giorni per dipingere l’opera. Una giornata poteva infatti corrispondere ad un periodo di tempo superiore al giorno solare.
E’ risultato evidente anche che tutta la cornice perimetrale dell’opera, integrata perché fortemente lacunosa, è stata completata in varie riprese, almeno 4. E' stato appurato inoltre come sia rimasta incompleta fino a tempi relativamente recenti come dimostra una documentazione fotografica del 1961 grazie alla quale si possono vedere alcune le zone perimetrali di colore bianco o stuccature angolari di colore neutro.
Come tecnica di trasporto del disegno, Piero ha impiegato il metodo dello spolvero che ha lasciato sul muro la memoria di un esattissimo e ammirevole disegno.
La tecnica pittorica è attualmente ancora oggetto di indagini scientifiche, ma si tratta molto probabilmente di una tecnica mista, di cui la maggior parte della campiture cromatiche, fu realizzata a secco.