Alessio Mattesini: “anche su sollecitazione dei cittadini abbiamo sentito la necessità di convocare un'assemblea aperta su un tema così rilevante. I cittadini potranno dunque intervenire liberamente durante la seduta”.
Jacopo Apa di Forza Italia ha aperto gli interventi dei gruppi consiliari ringraziando “intanto Giuseppe Ricci, protagonista di questa maratona che vuole salvare il diritto alla salute per tutti. Il comitato
promotore del referendum ha fatto un lavoro straordinario e trasversale. Giudichiamo dunque scorretto il comportamento del partito democratico che ha governato Arezzo e governa la Regione. Il suo nervosismo deriva dalla percezione che il castello che ha edificato negli anni sta inesorabilmente crollando. La Giunta Regionale vuole solo vanificare 55.000 firme. A questa manovra, si somma la ventilata modifica delle sede della Asl toscana da Arezzo a Siena. Parole a cui seguono smentite, l'unica certezza a oggi è la velocità del centometrista del Pd per evitare il referendum. Un merito però ce l'ha avuto il Partito democratico: mettere assieme tutti quelli che sono contro questa sciagurata riforma e a favore dei diritti dei cittadini. Crediamo dunque che solo dopo il referendum, e siamo certi del suo risultato, potrà essere portata avanti una riforma condivisa. Questo è il mandato forte che vogliamo dare al sindaco”.Per Paolo Lepri del Movimento 5 Stelle, “l'assenza dell'assessore regionale Saccardi e dei rappresentanti in Consiglio Regionale dimostra la loro arroganza. I dati Ocse ci dicono che la media posti letto-cittadini in Italia è più bassa della media europea. In alcune aree, la Toscana ha fatto, si fa per dire, addirittura 'meglio'. I decenni di tagli lineari al sistema sanitario penalizzano utenti e operatori sanitari che hanno carichi di lavoro pazzeschi. Andando avanti così, l'operatore sanitario cercherà di difendersi aumentando il numero degli esami, molti di questi non saranno necessari. Se la sanità toscana si è sempre detta efficiente, perché arrivare a una riforma impostata solo sui tagli? Desideri e Rossi si complimentano sempre a vicenda ma la sanità aretina funziona bene grazie agli aiuti del Calcit e di altre realtà. Stentiamo a vedere meriti altrui. Tutti questi tagli, cosa portano realmente in termini di risparmio? Il coinvolgimento dei cittadini nei percorsi di riforma dovrebbe essere la road-map di ogni legislatore. Senza che questo si muova in maniera unilaterale. La sanità dovrebbe essere un processo sociale che permetta sia di migliorare i servizi offerti dalle strutture sia la crescita della salute dei cittadini. Occorre poi rivedere il sistema dei finanziamenti, le liste di attesa e il costo del ticket che conosce solo incrementi. Questa nuova legge è dunque l'ennesima farsa contro la sanità pubblica e a favore della sanità privata. Il presidente della regione, invece di assecondare le richieste di amici romani, dovrebbe cambiare rotta”.
“La lista Ora Ghinelli – ha sottolineato Giovanni Bonacci – si è subito attivata per sostenere il quesito referendario e abbiamo raggiunto uno straordinario risultato. I consiglieri comunali di Ora hanno raccolto oltre 1.000 firme. Ci ha sorpreso e motivato il personale della sanità, molti sono stati i firmatari provenienti da tale ambito. I sindacati hanno invece mostrato scarso interesse, anche oggi mi sembrano assenti, dimostrano di allinearsi alle direttive di partito. La progressiva perdita di competenze del territorio aretino è caratterizzata dalla spoliazione ostinata di ogni servizio. Ma cosa è successo di diverso in questa vicenda rispetto al passato? Si è subito usata l'acqua bollente su un servizio primario e contro una città come Arezzo che ha sempre fatto del suo servizio sanitario un fiore all'occhiello. Ora si assiste allo spregio di uno strumento democratico con una marcia a tappe forzate in vista di un iter legislativo che dimostra il fastidio del governo regionale verso la volontà popolare.
L'espediente è puramente formale, ci sono poche modifiche rispetto alla legge di marzo, soprattutto resta il progetto di area vasta e dunque la minaccia di spoliazione suddetta”.Francesco Romizi di Arezzo in Comune: “sottolineo subito un aspetto: mi sembra ci sia una forte strumentalizzazione politica in questa materia da parte di Forza Italia e Lega Nord. In altre parti d'Italia sono gli stessi partiti che da 20 anni hanno privatizzato selvaggiamente la sanità, tipo in Lombardia e Veneto. Per cui qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza. Comunque, con tutte le difficoltà che incontriamo, il nostro sistema sanitario regionale resta di eccellenza in Italia. C'è bisogna in Toscana di una riforma? Partiamo da questa domanda. Direi di sì. Dal mio punto di vista, tuttavia, l'attuale presenta delle ombre. Non si parte intanto dalla prevenzione del danno e delle malattie. Nel 2008 la regione inserì nel piano sanitario la cosiddetta sanità di prevenzione, la trovo un'intuizione importante per intervenire sui costi sanitari e sociali. Questa riforma non parte da un assunto del genere. Anche sul punto di arrivo di questa riforma ho perplessità: credo che dobbiamo come aretini puntare i piedi sulla sede della Asl e sul problema degli specializzandi, visto che avremo come sempre a che fare con l'università di Siena. Noto infine un disegno più ampio, al di là della specifica legge toscana, che parte dall'assunto della mera riduzione del debito anche a prezzo di smantellare il welfare”.
Egiziano Andreani del gruppo misto ha rilevato che “l'argomento ci tocca profondamente e lo dimostra la partecipazione a questo Consiglio Comunale. Il referendum ha provocato dei problemi al Consiglio Regionale, la legge 28 del 2005 è una legge 'ponte', entro il 30 settembre 2015 doveva essere presentata dalla Giunta regionale una nuova proposta definitiva. Intanto questo non è avvenuto ma ci troviamo dinanzi a una nuova proposta di legge che è sempre una legge 'ponte'. Quale motivo c'era di una legge 'ponte' su una legge 'ponte'? Il quadro resta quello di risparmi esigui mentre si riducono i servizi e si crea un'area che va Sestino a Orbetello. Come si fa a definirla omogenea e a pensare che è possibile organizzarvi razionalmente i servizi. Non è vero che ciò che grande è bello, penso proprio il contrario”.
Francesco Macrì di Fratelli d'Italia-Alleanza per Arezzo ha ricordato di essere un “fautore dei Consigli aperti perché sono veramente uno strumento per i cittadini di partecipazione. Il presidente del
comitato promotore, Giuseppe Ricci, ha sensibilizzato su un tema off-limits, il sistema sanitario è sempre stato sotto una cappa, averla aperta è stato atto di grande coraggio. Credo che i cittadini aretini hanno votato centro-destra alle recenti amministrative anche per questo sopravvenuto problema. Sottolineo con amarezza questo tentativo furbesco dal punto di vista istituzionale per tacciare gli elettori. La regione è un ente 'clandestino', non impatta sulla coscienza politica dei cittadini e dunque quando va a trattare certi argomenti gli elettori si liberano da gioghi di appartenenza politica. De Robertis e Ceccarelli dovrebbero evitare qualsiasi giochetto. Questa è una riforma semplicissima: vuole ridurre i servizi, accorpare quelli simili e avrà effetti immediati nella riduzione dei posti letto e del personale. La razionalizzazione in sé potrebbe essere positiva ma la sanità non è il gas o i rifiuti. Peggio di una privatizzazione c'è la cattiva privatizzazione e questa causerà qualcosa di simile già avvenuto in altri settori dove abbiamo subito autentiche catastrofi. Il fatto che si vada verso la privatizzazione non significherà inoltre minor controllo politico”.“È un tema troppo serio – ha ricordato il capogruppo Pd Luciano ralli – per ridurlo alle schematizzazioni. È sotto l'evidenza di tutti la qualità dei servizi sanitari e sociali. Le forze di sinistra sono state gli attori maggiori di questa qualità. Abbiamo dunque una storia per poter parlare. La nostra realtà si basa sull'applicazione e non solo sull'enunciazione dei principi di solidarietà e non metteremo certo in dubbio il mantenimento del servizio sanitario pubblico, universale, che garantisca accesso alle cure a tutti i cittadini. Questa realtà aretina ha dato contributi forti alla sanità nazionale, potrei ricordare il numero di associazioni che vi operano, il superamento dell'istituto del manicomio per il quale siamo stati capofila di una crescita civile nel mondo. L'integrazione sanità-sociale nelle cure primarie ci ha visto all’avanguardia in Italia. Noi vogliamo garantire i servizi attuali ma abbiamo un obiettivo: che il sistema si mantenga sostenibile economicamente. Ricordiamo la riduzione da 5 usl a una asl, abbiamo vissuto e gestito anche questo passaggio. Quando vedo Forza Italia e la Lega che si accodano al movimento referendario mentre in altre regioni si vantano delle centrali lombarde uniche di acquisto e di appalto e del dimezzamento delle asl mi sorprende: sono atti ufficiali del 2014, dell'anno scorso, non di un secolo fa. Noi intendiamo dare un contributo: credo che una riforma di queste dimensioni avrebbe necessitato più tempo, è vero. Dopo di che diciamo: se ci sono elementi per fare crescere e modificare la legge siamo disponibili, specie sull'etica sanitaria e i nuovi investimenti nel settore. Se le regole ci dicono che esistono sedi di democrazia come le conferenze zonali, vigileremo che il sindaco garantisca i livelli di assistenza nella nostra realtà. Si possono discutere i confini dell'area vasta, certo, però dobbiamo mettere in campo progetti alternativi, non basta dire semplicemente questo non va bene”.
L'intervento del commissario Enrico Desideri: “si dice: ma se la Toscana è nel podio dei servizi sanitari, perché vuole cambiare? E questo va spiegato. Ci sono delle cose che non vanno bene, lo riconosciamo con onestà. Allora cos'è che non funziona? Innanzitutto nella sanità occidentale non avevamo previsto un'esplosione di cronicità come adesso viene riscontrata. Questo parte da un fatto
positivo: ogni 10 anni si guadagnano in Toscana due anni in aspettativa di vita. Per la cronicità spendiamo l'85% del totale delle risorse e abbiamo una visione della sanità incentrata sull'ospedale. L'ospedalizzazione potrebbe esser in parte evitata se prendessimo bene in carico i cittadini. E la cattiva presa in carico è sentita da questi ultimi. L'insoddisfacente presa in carico determina due conseguenze: incremento dei tempi di attesa e inappropriatezza di esami diagnostici. Poi c'è il problema delle tantissime cause civili che oggi coinvolgono operatori sanitari. C'è da mettere mano anche agli ospedali. Abbiamo ospedali territoriali, cosiddetti piccoli, poi altri che effettuano anche terapia intensiva, poi ci sono quelli di riferimento provinciale tipo Arezzo. Abbiamo la più bassa mortalità d'Italia per infarti e ictus. Ma gli ospedali stentano a essere collegati fra loro. Abbiamo dimostrato ad esempio che a Sansepolcro poteva essere fatta attività chirurgica che avrebbe portato a un decongestionamento di Arezzo. Dobbiamo dunque dare una doppia risposta: di prossimità ma anche centralizzata e multi-specialistica. L'uso integrato degli ospedali, valorizzandone e non svuotandone il ruolo, è fondamentale. Altro tema: la capacità di offerta rispetto ai bisogni della cittadinanza e lo sviluppo delle sinergie. A Grosseto, per dire, c'è la scuola di robotica, ad Arezzo la terapia robotica: le due cose non possono che essere viste assieme. Per inciso, la previsione è che tra 20 anni opereremo solo con sistema robotico. Ulteriore problema che abbiamo è la frammentarietà nella gestione della non autosufficienza. Ad Arezzo, il servizio sociale del Comune è stato messo assieme con il servizio socio-sanitario della Asl, un percorso virtuoso ma resta molto lavoro anche qui. Dal punto di vista degli investimenti, servirà un gruppo tecnico che ci dica quello che rispetto ai costi posta maggiore beneficio organizzativo”.Giuseppe Ricci, presidente del comitato abrogativo: “se vi ammalate, cari cittadini la colpa è vostra, chi va all'ospedale o al pronto soccorso si diverte... no: non è così, ci stanno prendendo in giro. E
all'interno dello stesso Pd sono assolutamente certi di quello che fanno. Questa politica ci vuole portare verso forme striscianti di privatizzazione per donare tutto alle compagnie assicurative. C'è già la mutua integrativa sanitaria nei contratti dei dipendenti. Di questo stiamo parlando. E dicono: siamo i migliori al mondo poi però fanno l'elenco delle cose che non vanno. Le liste di attesa, ad esempio. Ma io chiedo: l'invenzione delle liste di attesa non è opera dei cittadini, sei mesi e un anno di attesa non sono un divertimento. Il costo del ticket che applica la Toscana è ancora un esempio di questo processo: essere costretti ad andare dal privato. Qualcuno che si mette la mano sulla coscienza c'è? No, viene semplicemente rilevato che una gran fetta di cittadini privilegia altre soluzioni di cura e allora perché non favorire questo esodo? Non è vero poi che la riforma dà più potere ai sindaci, è vero il contrario. L'unico potere che danno ai sindaci è quello di frugarsi in tasca se vogliono continuare a dare qualche servizio al cittadino. Due parole sul referendum per capire quanto è democratica questa regione. Occorrono intanto tre anni per arrivare alla consultazione effettiva e ora che il collegio regionale di garanzia stava dando parere favorevole al referendum pensano bene di nominarne un altro”.Marco Casucci della Lega Nord: “entro natale ci costringono a un tour de forze in Consiglio Regionale senza condivisione di una normativa con la società civile e gli operatori. Le ricadute sul sistema sanitario saranno notevoli. Le recenti consultazioni di Saccardi e Scaramelli non sono state improntate a migliorare la legge ma per disinnescare la bomba del referendum. Un atto anti-democratico da parte del Pd toscano, le linee guida sono sempre quelle della prevaricazione. È singolare che questa riforma segua di pochi mesi la precedente, approvata peraltro alla vigilia dello scioglimento del Consiglio Regionale. Firenze, Siena e Pisa, le tre aree vaste, saranno gestite da tre figure che rispondono direttamente al governatore Enrico Rossi e i costi legati alle poltrone aumenteranno di sicuro. La riduzione dei posti letto porterà al blocco del pronto soccorso che non saprà gestire i pazienti acuti, inoltre si dequalificano i professionisti sostituendoli con operatori di diversa formazione. Insomma è tutto finalizzato a favorire il privato o le prestazioni intra moenia. Ci siamo poi dimenticati che il Servizio Sanitario Nazionale lo paghiamo anche con la fiscalità generale? La strada maestra dovrebbe partire dal principio che la tutela della salute è una ricchezza e non un costo. Il presidente Enrico Rossi è solo capace di presentare la cosa come obbligata giocando la carta dell'emergenza finanziaria”.
Presente ai lavori anche il consigliere regionale della Lega Nord Manuel Vescovi: “premiano le aziende sanitarie universitarie a discapito delle altre e il personale non medico. In 21 giorni dobbiamo fare passare una legge che parte male, c'è questa urgenza di chiudere tutto lasciando soltanto tre Asl. L'inghippo è questo, la mia paura è che vinca la sanità privata a discapito della sanità pubblica”.
“È stato – ha rilevato il presidente Alessio Mattesini – un Consiglio Comunale dove erano stati invitati gli assessori e i consiglieri regionali, il presidente della Provincia, il direttore Desideri. Non è stata
un'assise politicamente orientata ma un'assemblea improntata a uno spirito di massima apertura. C'è chi è venuto e chi non è potuto venire”.“Credo nel sistema pubblico per il ruolo che svolgo in Federsanità-Anci – ha aggiunto nella sua replica Enrico Desideri – e per vocazione personale. Ma so che qualcosa va fatto. Il ticket elevato è stata una misura presa dal governo nazionale, convengo che non possiamo farlo pagare a una cifra che si avvicina al costo della prestazione. Su 100 cittadini toscani peraltro lo pagano in 27, certo lo facessero in 40 avremmo già un modo per diminuirne il carico. Un occhio sui criteri Isee andrebbe dato. Sui tempi di attesa bisogna legare domanda e offerta: i prescrittori devono farsi carico dei bisogni dei cittadini e non segnare un esame comunque. Abbiamo scelto una strada, dura ma ci crediamo: dove si prescrive si prenota. Una cosa finale sul ruolo dei sindaci: è di programmazione e di monitoraggio”.
Il sindaco ha chiuso il Consiglio Comunale. Del suo intervento se ne dà menzione in un comunicato a parte.