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Un vero putiferio quello creato dall'intervista rilasciata alla nostra emittente dal sindaco Alessandro Ghinelli in merito alla scomparsa di Licio Gelli.
Il primo a commentare via Fb è stato Tito Barbini: 
“Le dichiarazioni del Sindaco Ghinelli sulla morte di Gelli mi sono sembrate gravissime. Cittadino illustre? Non scherziamo! Questa volta caro sindaco hai proprio commesso un errore enorme. Per lo più offensivo nei confronti dei cittadini democratici e onesti della tua città. Luci e ombre? Un’ombra su tutta la storia nera d’Italia. Dal golpe Borghese alla strage di Bologna, dal caso Moro all’omicidio Pecorelli, dalla mafia a Mani Pulite, alle trame nere in Toscana.
L’ex capo della loggia scoperta nel 1994 è stato condannato a 10 anni per calunnia al processo d’appello-bis per l’attentato del 2 agosto dell’80 e a 12 anni per la bancarotta dell’Istituto di Roberto Calvi. Ma il suo nome spunta anche dalle indagini sulla morte del “banchiere di Dio” e su quelle per gli attentati sui treni in Toscana. E potremmo continuare per molte altre miserabili vicende. Puoi dirmi caro sindaco quali sono state le luci? Il rispetto per i defunti non può offuscare la verità e offendere la storia di una città democratica e civile”.
Dichiarazioni condivise anche da Massimiliano Dindalini, segretario provinciale del PD.


Il nostro video è stato condiviso e commentato anche da Matteo Bracciali (Pd) che ha scritto:
“Dimostra che esiste ancora differenza tra chi fa politica. Soprattutto c’è differenza tra essere fascisti o democratici. Bene, io credo che chi ha attentato alla vita democratica delle istituzioni del nostro Paese non possa essere definito un cittadino illustre. Chi ha costruito la propria fortuna sulla vita delle persone non può essere definito un cittadino illustre. Ma un delinquente, sì. (...) La nostalgia, purtroppo, ha preso il sopravvento”.

“Ignominioso e inaccettabile”, scrive l’ex consigliere 5 Stelle (ora uscito dal movimento) Daniele Farsetti. “La massoneria che (Gelli) rappresentava non è stata solo intrighi di palazzo ma fascismo, morti e sangue”. “Vergogna”, fa eco dal Pd Filippo Gallo.
Alessandro Caneschi (Pd) a nome di Partito democratico, Arezzo in Comune e Movimento 5 Stelle ha presentato un'interrogazione urgente in consiglio comunale: “le dichiarazioni del sindaco su Licio Gelli destano perplessità. Ghinelli ha parlato di luci e ombre nella vita del maestro massone. Bene, quali sarebbero le luci? E perché Licio Gelli sarebbe un cittadino illustre, sempre per il sindaco? Al pari di Petrarca e Guido Monaco?”. Il sindaco Ghinelli ha preferito non replicare. In una ulteriore nota il Pd rilancia: "Il Sindaco Ghinelli continua a non aver chiara la distinzione tra il suo ruolo istituzionale e la sua identità politica. Un Sindaco, consapevole del suo ruolo e lettore attento della storia di Arezzo e dell’Italia, non può fare le dichiarazioni che ha fatto Ghinelli.
Licio Gelli è tra le penne che hanno scritto le pagine più oscure della storia italiana della seconda metà del Novecento. La P2 ha meritato una Commissione parlamentare d’inchiesta che ha messo in luce la sua pericolosità per la democrazia del Paese. Il “Venerabile Maestro” ha subìto condanne penali ed è stato al centro di moltissime inchieste della magistratura.
Non vogliamo e non possiamo fare qui la storia di Gelli e della P2. Comprendiamo che la parola fascismo ha per noi e per Alessandro Ghinelli significati diversi. Ma quello che la storia ha attributo a questa parola è il nostro e non quello di Ghinelli. Quindi, signor Sindaco faccia una scelta: se pensa davvero che Licio Gelli sia un “cittadino illustre” allora vada al suo funerale con la fascia tricolore, ricordandosi però che il 30 luglio 2013 la Presidenza della Repubblica revocò all’”illustre cittadino” Licio Gelli il titolo onorifico di Commendatore della Repubblica a seguito delle condanne con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato; calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola; calunnia aggravata dalla finalità di terrorismo per aver tentato di depistare le indagini sulla strage alla stazione di Bologna (vicenda per cui è stato condannato a 10 anni di reclusione); bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano (vicenda per cui è stato condannato a 12 anni di reclusione). Altrimenti ammetta che si è sbagliato e che c’è poco di illustre nel personaggio Gelli".