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I dati del Centro studi di Confartigianato evidenziano quanto le precedenti operazioni di rifinanziamento abbiano avuto effetti limitati: dal loro avvio, nel settembre 2014, a gennaio 2016 i prestiti lordi alle società non finanziarie sono scesi di 31,8 miliardi di euro, pari al 3,9% in meno e complessivamente i prestiti ad imprese e famiglie sono calati a 10,1 miliardi di euro (-0,7%). Focalizzando l’attenzione sulle tendenze del mercato del credito negli ultimi dodici mesi, si osserva che a gennaio 2016 i prestiti corretti con le cartolarizzazioni alle imprese non finanziarie scendono dello 0,9%, peggiorando il dato rilevato nel dicembre 2015 (0,7%).

Una situazione insostenibile”, per Confartigianato Arezzo, che, con le parola del presidente Ferrer Vannetti, spiega: “Fino ad oggi i tanti proclami della politica monetaria e bancaria hanno parlato di soldi ma solo sulla carta, di fatto quasi nulla, come si vede dai dati, è realmente ricaduto sulla raccolta dei fondi da mettere a disposizione delle piccole e medie imprese, appunto le società non finanziarie di cui parlano i dati del nostro centro studi”.

“Quello che ci auguriamo, e che chiediamo con forza - insiste Vannetti - è che possa, ovviamente, avvenire il contrario, che la nuova politica abbia una vera ricaduta sul mondo produttivo, ma per fare questo, al di là dei proclami, è necessario che vengano messe in campo finalmente politiche vere di sostegno alle imprese del territorio”.

“Purtroppo per ora – conclude il presidente Vannetti - la politica di liquidità è servita solo a consolidare gli istituti bancari più che a favorire il risparmio e gli investimenti e quindi bisogna assolutamente fare il passo successivo, affinché il sistema non sia più solo autoreferenziale: solo con i buoni propositi non si rilancia l’economia anche perché questo tipo di politica monetaria espansiva sta manifestando alcuni limiti evidenti nel combattere la deflazione e sostenere la domanda di credito”.

Lo scenario, in effetti è preoccupante: l’obiettivo delle autorità di politica monetaria è di assicurare il ritorno dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine, persistono condizioni di deflazione: a febbraio 2016 nell’Eurozona i prezzi sono in calo dello 0,2% ed analoga tendenza si registra in Italia. Su base annua nel 2016 è previsto in Italia un tasso di inflazione dello 0,3% che comprime la crescita attesa del Pil nominale e mette a rischio la riduzione del rapporto debito/PIL prevista per quest’anno