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In una di quelle giornate pre estive che sanno di tramontana, capaci di sconvolgere il senso comune delle cose, mi appresto a prendere un treno per andare a presenziare, al Teatro dell'Opera di Firenze, al concerto di Roberto Fabbriciani. In programma c'era il bellissimo concerto “Pensieri” per flauto e orchestra di Luis De Pablo con la direzione del direttore spagnolo
José Rámon Encinar. La stanchezza di una giornata di insegnamento non aiutava di certo l'approccio ad una partitura così finemente complessa ma il desiderio di essere presente era
decisamente superiore ad ogni altra esigenza umana. Mi appresto stancamente ad accendere una sigaretta davanti all'ingresso del nuovo teatro sotto un cielo tetro. Il vento se ne prende metà, senza
aver ricevuto alcuna offerta. Entro in platea. Ed è qui che accade qualcosa di inimmaginabile. Inizia il flauto, solo, limpido, sicuro. L'orchestra assiste come uno spettatore al di là del mondo. Entrano i primi suoni, colori che si fondono con la bellezza del flauto, cameristici, quasi timidi e con un respiro che si allarga e ritorna sottile per poi emergere assecondando i vari timbri dei flauti che
venivano messi in gioco, dall'ottavino al flauto basso. Una gamma di colori mossi dal vento tanto che sembrava di vivere un sogno, in un'antica foresta della Spagna dove i flauti correvano agilmente
ed era impossibile prenderli. I numerosi percussionisti presenti in organico arricchivano questo quadro in cui vi erano echi debussiani e stravinskiani magicamente immersi in un contesto attuale e
di grande levatura ben esaltato dalla lettura di Encinar. I vari movimenti si differenziavano timbricamente e dinamicamente facendo dell'alternanza quel pregio spesso dimenticato dalla
musica d'oggi. Ma il colore dei flauti di Roberto Fabbriciani attribuiva a quest'opera un valore aggiunto e fondamentale, una forza non controllabile dall'ascoltatore come quella della natura. Un
ritorno al Maggio, dopo ben venti anni, di superlativa fattura, da lasciare senza fiato. Ho compreso così qualcosa di fondamentale: gli agenti atmosferici non erano fuori dal teatro ma al suo interno,
sul palcoscenico. La tramontana come i colori di un crepuscolo sereno, gli alberi del bosco mossi dal vento e la calma placida di un pomeriggio soleggiato. E sono rinato. Un'altra volta, forse per la
centesima volta. Perché ciò che sconvolge il senso comune delle cose ti porta a nuova vita. Grazie,Roberto. Un concerto che non dimenticherò mai. (Cesare Valentini).

“Quest’opera nasce dall’amicizia e dall’ammirazione: quella che provo per lo straordinario flautista Roberto Fabbriciani che ha avuto la pazienza di seguire passo passo la composizione”: Luis de Pablo introduce così la sua rapsodia Pensieri, omaggio alle “abilità tecniche ed artistiche del musicista a cui è dedicato” e che lo ha eseguito per la prima volta in Italia a fianco di un altro debutto nazionale, la Litanie du Miel matinal di Henri Pousseur. Il programma si è concluso con le ammalianti atmosfere spagnole evocate da alcune pagine di Iberia, capolavoro di Isaac Albéniz, e dalla Suite n.2 dal balletto Il cappello a tre punte scritto da Manuel de Falla e rappresentato a Londra il 22 luglio 1919 con le scenografie di Pablo Picasso. Un concerto che ha riscosso calorosi applausi dal folto pubblico presente. “Siamo felici per il nostro “Cittadino Onorario” del successo al Concerto di giovedì 19 maggio al Teatro dell’Opera di Firenze: Fabbriciani con grande generosità ci onora della sua amicizia con la direzione artistica della Rassegna “FulgorAzione”, sottolinea il Sindaco di Capolona Alberto Ciolfi e seguiamo sempre con affetto e ammirazione le sue performance artistiche.