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Sarebbe stata picchiata selvaggiamente prima di essere colpita con violenza con un oggetto arrotondato, che le ha fracassato la testa, causandone la morte. Catia Dell'Omarino, la 40enne biturgense trovata senza vita sul greto del torrente Afra, a pochi chilometri da Sansepolcro, avrebbe lottato con tutte le sue forze contro il suo assassino, nel tentativo di sottrarsi a quel drammatico destino. Emergono le prime indiscrezioni sugli esiti dell'autopsia, eseguita dal dottor Marco Di Paolo, professore presso l’università di Pisa, e dalla dottoressa Isabella Spinetti, biologa e genetista.
L'esame autoptico avrebbe evidenziato la causa del decesso: le numerose ferite riportate, soprattutto alla nuca. Catia potrebbe essere stata colpita con un oggetto simile ad un martello e non dunque da una piccozza o da una pietra, i colpi d'arma da fuoco erano già stati esclusi dalla Tac. Sul corpo della donna non sarebbero stati invece ritrovati segni di violenza sessuale o di rapporti consumati nelle ore precedenti alla sua morte, ma i numerosi graffi riportati sul suo corpo, la costola rotta ed i lividi dimostrerebbero una colluttazione con l'omicida prima della morte. L'assassino di Catia potrebbe quindi aver lasciato involontariamente il proprio dna sul corpo della donna nel corso della colluttazione precedente al decesso a causa di qualche piccola ferita.
Al vaglio degli inquirenti, coordinati dal capitano Demartis del nucleo investigativo dei carabinieri di Arezzo e dal tenente Grella di Sansepolcro, i tabulati telefonici della donna, grazie ai quali potrebbero essere ricostruite le ultime per di vita della giovane. Sotto la lente d'ingrandimento dei militari anche la sua agenda, all'interno della quale la giovane teneva dei foglietti di carta con alcuni numeri telefonici.
Intanto i familiari di Catia continuano ad attendere il nulla osta del magistrato per poter organizzare i funerali.