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Si è avvalso della facoltà di non rispondere Antonio Di Stazio nel corso dell'interrogatorio di garanzia, all'interno della casa circondariale aretina. Il vigilante, che si trova nel carcere di San Benedetto dal prima pomeriggio di giovedì, prosegue mantenendo la linea del silenzio, anche davanti al gip Anna Maria Loprete. E' arrivato in via Garibaldi nella mattinata di venerdì anche il legale di Di Stazio, l'avvocato Marco Treggi, ad Arezzo per parlare con il suo assistito e poi per affiancarlo per l'interrogatorio di garanzia.
Non si fermano intanto le indagini, volte alla ricerca di eventuali complici, che possano aver aiutato Di Stazio a trafugare e poi nascondere i 50 kg di oro e di argento, per un valore di oltre 4 milioni di euro, scomparsi in una manciata di minuti dal portavalori che stava trasportando.
Del vigilante inizialmente non c'erano più tracce, sparito insieme all'oro, L'uomo si era poi presentarsi dopo una settimana ai carabinieri di Lucca. E giovedì è scattato l’arresto dopo che il capo d'accusa era stato elevato da appropriazione indebita a furto pluriaggravato. La cassaforte contenente i preziosi infatti era controllata dalla sede centrale della Securpol e non dunque un bene di cui Di Stazio avesse la custodia. E alcune indiscrezioni potrebbero far ipotizzare la premeditazione del colpo,
il 60enne infatti avrebbe ritirato un ingente quantitativo di oro alla prime due aziende, ma nel firmare le bolle ma avrebbe alterato la dichiarazione, facendo risultare che era argento e non oro, scongiurando così la richiesta all'istituto un rinforzo di uomini. 
A suo carico ci sarebbero "indizi eclatanti di colpevolezza", che i carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dal capitano Demartis avrebbero raccolto all'interno dell'abitazione in via Anconetana e dell'auto del 60enne. E proprio all'interno della vettura i militari avrebbero ritrovato una valigia già pronta con tanto di passaporto, segno evidente della volontà di allontanarsi nuovamente. Al vaglio degli inquirenti anche i telefoni ed il computer Di Stazio, posti sotto sequestro dai militari del nucleo investigativo.