Oli e tecniche miste su tela in cui l’artista cortonese prosegue nella sua reinterpretazione personale del paesaggio attraverso un elegante e originale minimalismo in bilico tra astrazione e figurazione, da cui si evincono nuove evoluzioni stilistiche e concettuali.
Sono posti lontani quelli di Ghezzi, ripetuti e volutamente stereotipati, privi di tracce umane visibili e contaminazioni. Anche l’uso del colore è il risultato di una ricerca di sintesi ed epurazione, fatta di soluzioni monocrome su toni grigi e blu nelle varie declinazioni, che contribuiscono ad allontanare l’idea di un luogo a misura d’uomo.
Lo studio del talentuoso pittore lo porta ad andare oltre le apparenze, con l’obiettivo di trovare le verità più recondite.
«In questo continuo tentativo di disvelamento – osserva la curatrice, – realtà e interiorità non possono che confondersi, in uno spazio in cui l’oggettività mimetica del paesaggio cede il passo alla sua idealità facendosi metafisica trascendenza, all’interno di una ‘cosmologia artistica’ che rimanda inevitabilmente a una concezione armonica e simpatetica dell’universo».
Nella estrema semplificazione del paesaggio, utile a scoprire meglio la forma, emergono il virtuosismo tecnico dell’artista, il modo articolato di stendere le velature, la capacità di dare ritmo e dinamicità attraverso colature, graffi, linee parallele e incrociate, la profonda indagine spaziale che porta i paesaggi, solo in apparenza dal taglio fotografico, a proseguire oltre i limiti della tela.
«Nell’ideale punto di convergenza tra il piano dell’umana cognizione e la dimensione metafisica dell’inspiegabile sta la ‘Naturalis Historia’ di Roberto Ghezzi – conclude la Iulietto, – ultimo approdo e, al contempo, nuovo punto di partenza dell’instancabile e ispirata ricerca di un uomo che mira a restituire, attraverso la sua arte, le verità nascoste della Natura».