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L'omicida di Katia dell'Omarino potrebbe a breve avere un volto ed un nome. Si apre infatti quella che potrebbe essere la settimana decisiva per inchiodare l'assassino della 41enne biturgense, ritrovata senza vita e con la testa fracassata il 12 luglio scorso sul greto del torrente Afra, a Sansepolcro. Sono trascorsi due mesi dal ritrovamento del cadavere della donna sotto al “Ponte del diavolo”, in località La Montagna, ed a distanza di 60 giorni gli inquirenti avrebbero raccolto un quadro indiziario rilevante su un uomo della Valtiberina, composto da elementi raccolti sia attraverso metodi tradizionali che attraverso gli esami genetici effettuati nei laboratori dell'Università di Pisa. L'uomo che ha ucciso brutalmente la giovane sarebbe una persona conosciuta dalla stessa Katia, residente tra Sansepolcro, Selci Lama e San Giustino Umbro e che, stando alle ultime indiscrezioni ancora in attesa di conferma, potrebbe essere coetaneo alla donna.

Proseguono anche le comparazioni tra i campioni genetici prelevati a uomini che potrebbero aver avuto contatti con Katia ed il dna di “Ignoto 1”, isolato da alcune tracce biologiche rinvenute sul cadavere della 41enne nel corso dell'autopsia. E potrebbe esserci ad oggi un dna concordante con quello rinvenuto sul corpo donna, elemento che andrebbe ad aggiungersi agli altri raccolti sul campo dagli investigatori, tessere che vanno così a comporre il grande mosaico realizzato nel corso di questi due mesi dagli inquirenti e che presto potrebbe indicare il nome del killer della 41enne.