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"Non ho calunniato nessuno, dire la verità non significa calunniare qualcuno".Così padre Graziano all'uscita dell'ultima udienza del processo che lo vede come unico imputato, nel corso della quale il pm Marco Dioni, al termine della sua requisitoria, aveva richiesto una condanna a 27 anni di reclusione. Per il religioso congolese, accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia e dell'occultamento o la distruzione del suo cadavere, potrebbero esserci all'orizzonte nuovi guai. La procura di Arezzo infatti lo accuserebbe di calunnia e diffamazione, in riferimento ad alcune frasi pronunciate dal religioso in aula ed in tv. Padre Graziano, in udienza, aveva raccontato che il suo cellulare era stato controllato dai carabinieri, nel corso di un interrogatorio, senza il suo consenso e che sempre i carabinieri avrebbero agito, all'inizio delle indagini, sotto la pressione di una famiglia di Ca' raffaello. Infine, aveva poi dichiarato che in carcere gli sarebbero state somministrate gocce calmanti, che non lo avrebbero reso lucido.

Intanto il 12 ottobre tornerà a riunirsi la corte d'Assise per il processo al religioso, sarà il turno delle parti civili. A seguire, il 14 ottobre, spetterà alla difesa dell'imputato. La sentenza potrebbe quindi arrivare il 24 ottobre, giorno in cui Guerrina Piscaglia avrebbe compiuto 52 anni.