All’inaugurazione sono intervenuti Lucio Misuri, Segretario Generale Fondazione Ivan Bruschi, Roberto Bertola, Amministratore Delegato Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A., il Sindaco della città di Arezzo Alessandro Ghinelli, l’Arcivescovo delle Diocesi di Arezzo, Cortona e San Sepolcro Mons. Riccardo Fontana, Michele Loffredo, Direttore del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, Anna Di Bene, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Grosseto e Arezzo e Isabella Droandi, curatrice della mostra.
“Ritorni è il titolo di un ciclo - spiega Lucio Misuri, Segretario Generale della Fondazione Ivan Bruschi - che ha l’ambizione di promuovere il ritorno a casa di importanti opere d’arte, allontanatesi dal territorio aretino in tempi più o meno lontani, perché possano essere viste da vicino, apprezzate e valorizzate nel loro contesto culturale d’origine”.“Sono molto lieto di essere a Casa Bruschi” – dice Bertola, A. D. della Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio S.p.A., che in occasione della Sua prima uscita pubblica ad Arezzo ha affrontato la situazione relativa alla Banca. – “Siamo in un luogo d’eccellenza, un fiore all’occhiello della città e della Banca, oggi sapevo di incontrare tanti aretini, ho voluto essere qui, non conosco bene la storia di Arezzo ma so che nel suo passato ha avuto molti momenti di difficoltà e mi metto a disposizione in prima persona per superare insieme anche questa situazione”.
“Casa Bruschi rappresenta il collezionismo aretino al suo massimo grado – afferma Ghinelli – il Ciclo Ritorni è un’idea molto positiva e ringrazio la Fondazione per quest’iniziativa con la quale contribuisce alla valorizzazione dei beni artistici di Arezzo e alla sua fama e visibilità non solo in Italia ma nel mondo”.
“Su questa sensibilità raffinata, intimistica e solenne, che è caratteristica peculiare della pittura di Andrea di Nerio, informata dell’opera di Giotto e degli esiti migliori che suscitò negli artisti delle vicine Siena e Firenze - da Pietro Lorenzetti a Bernardo Daddi e Maso di Banco, fino al giottesco ‘irregolare’ Buffalmacco -, si formò una generazione di pittori locali di buon livello e anche il giovane Spinello (nato tra il 1346 e il 1352 e morto nel 1410), che divenne il più celebre e attivo pittore toscano tra la fine del secolo e l’inizio del successivo, già agli albori del Rinascimento”, la curatrice Isabella Droandi.
Con questa prima esposizione i visitatori avranno l’occasione di una visione ravvicinata di un’opera fondamentale per la storia dell’arte di Arezzo: la Madonna con Bambino di Andrea di Nerio, da tempo custodita all’estero dall’antiquario Giovanni Sarti, cortese prestatore alla città in cui fu dipinta.
Il dipinto cuspidato raffigura, entro un trilobo, la Vergine in piedi a mezzo busto, con il Bambino in braccio, stagliata su fondo oro, con decorazioni a racemi fogliari incise a mano libera (Quarto/quinto decennio del secolo XIV).
La mostra intende offrire al visitatore non solo la ricostruzione della memoria storica di Andrea di Nerio, oggi riconosciuto come il maestro di Spinello Aretino, ma anche di quello che fu il suo contesto culturale per ripercorrere il linguaggio artistico proprio della scuola aretina del Trecento, in rapporto alla lezione giottesca e alle vicine scuole fiorentina e senese. Attraverso un percorso che, lungo i siti museali della città, mette l’Opera in relazione a quelle attribuite alla sua mano come l’Annunciazione firmata del Museo diocesano, e gli affreschi conservati nella Pieve di Santa Maria, in Duomo e al Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo.
La mostra resterà visibile al pubblico fino al 31 gennaio 2016.