Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Resta in carcere padre Graziano, in attesa del braccialetto elettronico, per essere così trasferito nel convento romano dell’ordine premostratense. Il frate, accusato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia, dell’occultamento o della soppressione del suo cadavere, ha infatti ottenuto gli arresti domiciliari, ma essendo subordinati alla grazianodisponibilità della braccialetto elettronico per lui ancora le porte del carcere aretino rimangono serrate.
Intanto, in attesa della prima udienza del processo in Corte d’Assise al religioso congolese, fissato per il 18 dicembre, continuano a spuntare nuovi particolari sulla giornata del primo maggio 2014, giorno in cui Guerrina Piscaglia è scomparsa nel nulla. Ci sarebbe infatti una testimonianza che potrebbe aggiungere particolari importanti.
Il primo maggio 2014 un vigile urbano avrebbe avvistato a bordo di un’auto un uomo di colore ed una donna con il volto rotondo tra le 13.30 e le 15, i due procedevano da Molino di Bascio a Gattara. Un racconto fatto ai carabinieri solamente nell’aprile 2015, un ritardo consistente, che potrebbe aver fatto ritenere agli inquirenti poco credibile la testimonianza dell’uomo, che non è stato infatti citato dal pm Marco Dioni nella lista dei testimoni richiesti. Il vigile comparirebbe però in quella presentata dalla difesa del frate.