Il patrimonio netto venne praticamente azzerato. Il deficit di capitale aveva raggiunto i 590 milioni. Nell'ultima ispezione i crediti cattivi arrivavano addirittura a 3 miliardi., praticamente un record nel panorama bancario italiano, rappresentava il 40% degli impieghi di Banca Etruria, una cifra che era il triplo del capitale dell'istituto. La relazione chiama in causa gli amministratori che nonostante fossero ben consapevoli di questa gravissima situazione nel periodo 2013-2014 hanno speso 15 miliardi in consulenze, alcuni incarichi sulle stesse materie vengono affidati a professionisti diversi. Mente la banca perde cifre mastodontiche, sindaci e consiglieri si spartiscono 14 milioni di euro. A recuperare i crediti deteriorati ci sono solo 19 dipendenti: una forza lavoro del tutto insufficiente per smaltire queste pratiche, spesso lunghe e delicate. In questo contesto venne rifiutata l'offerta della Banca Popolare di Vicenza che propose l'acquisto per un euro ad azione. Accettandola forse si sarebbero salvati i capitali di soci e risparmiatori. E non mancavano poi i conflitti di interessi. Visto che 13 ex amministratori e 5 ex sindaci avevano 198 posizioni di fido a loro concessi per ben 185 milioni. 90 di questi non erano stati nemmeno restituiti. Banca Etruria, gli ispettori di BankItalia trovarono numeri impietosi: "3 miliardi di crediti cattivi e conflitti d'interesse"
Il patrimonio netto venne praticamente azzerato. Il deficit di capitale aveva raggiunto i 590 milioni. Nell'ultima ispezione i crediti cattivi arrivavano addirittura a 3 miliardi., praticamente un record nel panorama bancario italiano, rappresentava il 40% degli impieghi di Banca Etruria, una cifra che era il triplo del capitale dell'istituto. La relazione chiama in causa gli amministratori che nonostante fossero ben consapevoli di questa gravissima situazione nel periodo 2013-2014 hanno speso 15 miliardi in consulenze, alcuni incarichi sulle stesse materie vengono affidati a professionisti diversi. Mente la banca perde cifre mastodontiche, sindaci e consiglieri si spartiscono 14 milioni di euro. A recuperare i crediti deteriorati ci sono solo 19 dipendenti: una forza lavoro del tutto insufficiente per smaltire queste pratiche, spesso lunghe e delicate. In questo contesto venne rifiutata l'offerta della Banca Popolare di Vicenza che propose l'acquisto per un euro ad azione. Accettandola forse si sarebbero salvati i capitali di soci e risparmiatori. E non mancavano poi i conflitti di interessi. Visto che 13 ex amministratori e 5 ex sindaci avevano 198 posizioni di fido a loro concessi per ben 185 milioni. 90 di questi non erano stati nemmeno restituiti.