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Non si possono negare gli applausi da parte della tribuna dopo il primo coro contro Simone De Martino e il padre Enrico, vicepresidente dell'US Arezzo.
Il giocatore ha evitato solo di leggere il primo striscione avverso posizionato all’ingresso di Via Gramsci nel quale la scritta “Viva la meritocrazia” campeggiava senza bisogno di interpretazioni. Durante il riscaldamento prepartita è rimasto in disparte, nascosto rispetto ai compagni della panchina. Difficile però nascondersi quando lo speaker scandisce il numero di maglia e il cognome. Ecco allora una bordata di fischi e l’invito più che esplicito ad andarsene. Via poi con un altro striscione: “Vincere senza DE e senza MA” che fa capire come la contestazione non fosse rivolta solo al giocatore ma anche al padre e vicepresidente Enrico De Martino, oggi assente. C’è spazio per un altro striscione, questa volta in favore del collega Andrea Avato, e poi un altro coro al termine del primo tempo.

Il secondo tempo è passato in sordina. A fine partita anziché correre con i compagni sotto la Minghelli come accade dopo ogni vittoria Simone De Martino, mani in tasca e scaldacollo tirato fin sul naso, ha imboccato mestamente il tunnel degli spogliatoio pochi istanti prima del nuovo invito ad andarsene.
Una lunga giornata con un epilogo più che prevedibile per il calciatore amaranto.