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I componenti dell'ultimo cda di Banca Etruria sarebbero formalmente indagati dalla procura di Arezzo con l'ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, tra di loro dunque anche Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena. Sotto la lente dell'accusa alcune maxi uscite che sembrerebbero macroscopiche se messe in relazione alla drammatica situazione in cui versava l'istituto prima del commissariamento: 1,2 milioni di liquidazione all'ex direttore generale Luca Bronchi e 15 milioni spesi in consulenze. Le spregiudicate operazioni vennero effettuate tutte malgrado l'evidente condizione di dissesto. Sulla somma liquidata a Bronchi ci sarebbe una richiesta di sequestro della Procura sul tavolo del Gip. Tutto l'ex cda votò a favore della liquidazione a Bronchi con l'eccezione di Grazzini che si era astenuto. L'ipotesi accusatoria è che dunque si siano volute garantire figure amiche con soldi che di fatto la banca non aveva più. Nello stesso filone vengono setacciate circa 200 operazioni in cui erano stati concessi prestiti e fidi ad aziende ormai disastrate per circa 180 milioni di euro. La notizia dell'indagine a carico di Boschi ha suscitato le prime reazioni di Lega Nord e Movimento 5 stelle che hanno chiesto le dimissioni della figlia annunciando una nuova mozione di sfiducia nei confronti del ministro. Gli indagati in tutto sarebbero 15 tra cui anche ex amministratori e componenti non solo dell'ultimo cda.